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lunedì 14 agosto 2017

sterminateli senza pietà

CITTADINI AREA FIORENTINA
STERMINATELI SENZA PIETA' !

Il Comune di Firenze e la gestione del patrimonio arboreo
Viale Rosselli oggi
Quando attorno al 1950 le truppe comuniste di Mao Tze tung entrarono a Pechino non esitarono a distruggere le storiche e leggendarie mura, rispettate dai precedenti invasori e di cui gli abitanti erano particolarmente orgogliosi. "Per paura che la popolazione reagisse malamente alla perdita della magica protezione delle mura, squadre di operai furono portate di notte a compiere quell'impopolare opera di abbattimento" scriveva Tiziano Terzani ne La porta proibita. Oggi al loro posto corre uno dei tanti anelli autostradali che circondano la città.
Fatte le debite proporzioni con quel lontano episodio, per abbattere centinaia di alberi delle "mura verdi" della piccola Firenze, cioè delle alberature che fiancheggiano i suoi viali e la connotavano da circa 150 anni, si sceglie il mese di agosto, quando popolazione e uffici si dimezzano.
A fine luglio la Giunta comunale ha annunciato il nuovo piano di rinnovo degli alberi, un investimento di mezzo milione di euro sui quartieri 1, 3, e 5 comprendente anche il Parco delle Cascine, i giardini di 15 scuole, diversi filari dei viali Belfiore, Strozzi, F.lli Rosselli, Corsica, Guidoni, oltre a P.zza S. Marco e P.zza Stazione. Su un patrimonio complessivo di 74.000 piante saranno 8.000 (10% del totale) gli alberi tagliati e ripiantati in un prossimo futuro. Nel solo mese di agosto è previsto l'abbattimento di 300 alberi rispetto ai quali l'Amministrazione dichiara di volerne ripiantare 800, ma non indica chiaramente il saldo di quel 10% di tutto il patrimonio arboreo che sarà minacciato nei prossimi anni.
Anche la presunta ragione del pessimo stato di salute delle piante che dovrebbe discendere da accurate perizie tecniche (note con la sigla VTA) è utilizzata e soprattutto comunicata ai cittadini, in modo approssimativo, generico,se non mistificatorio, come dimostrato dagli abbattimenti degli alberi in viale Corsica dove gli esemplari contrassegnati in classe D (quella per la quale si prescrive l'abbattimento) erano una piccola parte rispetto agli altri messi in classe C o addirittura in classe B, che non comportano l'abbattimento ma semmai interventi di contenimento, di cura, di controllo e di monitoraggio. Ma viale Corsica non è un'eccezione, è piuttosto la regola che caratterizza gli interventi sugli alberi della Direzione Ambiente. Altrettanto poco chiaro è il rapporto tra questo piano di "riqualificazione e sostituzione" e gli abbattimenti provocati dai cantieri della tramvia. Insomma si stenta a vedere in tutto ciò un piano organico come dovrebbe essere anche in base al "Regolamento arboreo della città di Firenze", approvato lo scorso dicembre in Consiglio comunale. Così dalla sera alla mattina chiunque può vedersi cambiare il paesaggio attorno a sé.
Al di là di affermazioni di principio anche positive, ma prive di strumenti attuativi (chiediamo all'Assessore all'Ambiente e al Dirigente responsabile della materia: dove è il regolamento attuativo ?) appare che in esso sono completamente assenti alcuni degli obbiettivi primari per la salvaguardia e l'incremento di un simile patrimonio. Ad esempio i benefici igienici della forestazione urbana in termini di riduzione delle emissioni di CO2, l' attenuazione delle isole di calore e persino la riduzione dell'aggressività ed il benessere psicologico e sociale. Al primo posto vi sono soltanto la preoccupazione per la sicurezza, per i rischi prodotti alle cose dagli effetti del cambiamento climatico sul patrimonio arbustivo o la banale preoccupazione per la circolazione veicolare.
Insomma il verde urbano come un'enorme seccatura per degli amministratori che vogliono solo onori e non oneri per le loro responsabilità.
Di questo passo il destino di quel patrimonio è segnato. Nell'incertezza si abbatte promettendo impossibili ripiantumazioni di "alberi adulti", mentre il paesaggio e l'ambiente urbano rimangono devastati per anni. Come nel viale Sansovino (a 10 anni da quegli abbattimenti), nel Parco delle Cascine, dove passa la linea tranviaria, o nella zona di Porta al Prato e ora nel viale Belfiore. E presto in tutta l'area della Fortezza da Basso e attorno alla stazione.
Questa linea di condotta amministrativa indegna della grande tradizione orticola e di giardinaggio che ha caratterizzato la storia di Firenze fino agli anni 80 del passato secolo, ha avuto come prima attuazione lo smantellamento di un ottimo servizio giardini comunale, un filo nero questo che lega senza soluzione di continuità la giunta Nardella e la giunta Renzi alle giunte Domenici che, ricordiamo, ha maturato una condanna penale (decreto penale) per l'abbattimento degli alberi del giardino di porta Mugnone alla Fortezza. Chi è venuto dopo evidentemente lo ha riconosciuto come un esempio alto da seguire.
Per questi motivi, una volta acquisiti gli atti che stanno alla base di un simile scempio, insieme a tutti i cittadini di buona volontà e alle associazioni ambientaliste che sentono il problema, intendiamo promuovere iniziative adeguate sulla questione che pongano all'Amministrazione comunale una richiesta di netta discontinuità rispetto a quanto fatto finora.
PER QUESTI MOTIVI, UNA VOLTA ACQUISITI GLI ATTI CHE STANNO ALLA BASE DI UN SIMILE SCEMPIO, INSIEME A TUTTI I CITTADINI DI BUONA VOLONTA' E ALLE ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE CHE SENTONO IL PROBLEMA, INTENDIAMO PROMUOVERE INIZIATIVE ADEGUATE SULLA QUESTIONE PONENDO ALL'AMMINISTRAZIONE COMUNALE UNA RICHIESTA DI NETTA DISCONTINUITA' RISPETTO A QUANTO FATTO FINORA.
Intanto nei giorni scorsi alcuni cittadini hanno lanciato una petizione per fermare la distruzione. Vi invitiamo a firmarla al seguente link:
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in ricordo di riccardo francovich

CITTADINI AREA FIORENTINA
IN RICORDO DI RICCARDO FRANCOVICH
A dieci anni dalla sua scomparsa ci sembra giusto ricordare Riccardo Francovich con questo testo di Salvatore Settis apparso su "Il Tirreno" in occasione della mostra inaugurata nel Parco di S. Silvestro ( Campiglia Marittima, LI).
Crediamo importante mantenere viva la memoria di Riccardo che abbiamo avuto il piacere di conoscere e apprezzare non solo come medievalista e fondatore in Italia dell'importante e nuova disciplina dell'archeologia medievale, ma anche come esempio di cittadino impegnato nella difesa e nella tutela del patrimonio culturale e del paesaggio del nostro paese.
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venerdì 4 agosto 2017

Project financing applicato alla sanità


 Comitato SAN SALVI CHI PUO'


A proposito del project  financing 
applicato alla sanità
e l'intervento tardivo della Corte dei Conti regionale
               Nel gennaio del 2013 il nostro comitato promosse, assieme alla CUB sanità, un convegno sulla situazione generale della sanità in Toscana, sulle minacce sempre più avvertite dai cittadini alla tutela della salute, all'accesso universale alla cura e all'assistenza.
         Tutto ciò a causa di un processo sempre più spinto di aziendalizzazione delle Asl e  di piani sanitari regionali ispirati a una logica di privatizzazione e di risparmio i cui capisaldi si fondavano sulla "partecipazione alla spesa" (ticket ) e sull'aumento delle liste d'attesa, sulla diminuzione dei distretti sanitari, sul taglio dei posti letto e  dei costi di degenza, sul blocco del turn over fra medici e infermieri, nonché sulla vendita del patrimonio immobiliare e storico in capo alle stesse aziende sanitarie.
         In quel convegno furono anche denunciate le  storture di cui soffriva il tanto esaltato modello toscano: altissimi stipendi per i massimi dirigenti, ingenti sprechi e un carente sistema di controllo dei bilanci delle varie Asl, come testimoniato dal clamoroso buco milionario di Massa, riconducibile a pratiche contabili poco trasparenti, e da altri casi toscani, poco chiari, di deficit di bilancio.
         Fra gli sprechi, intesi come sperpero di denaro pubblico a favore dei privati, oltre all'acquisto di nuovi edifici pagati ben oltre il loro valore di mercato pur avendo a disposizione un enorme patrimonio di immobili inutilizzato, emerse, grazie alla rigorosa analisi del compianto Ivan Cicconi, quello della costruzione dei quattro nuovi ospedali (Massa, Lucca, Pistoia, Prato) utilizzando il cosiddetto "project financing".
               Un sistema, la finanza di progetto, che prevede la costruzione di questi ospedali da parte di un concessionario privato, che gestisce direttamente l'opera e i suoi costi anche se gran parte del finanziamento è a carico delle Asl. Per compensare l'apporto del privato all'operazione, la parte pubblica riconoscerà al concessionario un canone fisso garantito, per minimo 19 anni da esso stesso determinato, in cambio del quale erogherà, a pagamento e in condizioni monopolistiche, tutti i servizi non sanitari, commerciali e di manutenzione della struttura ospedaliera.
         Ivan Cicconi spiegò nel convegno come tale partenariato pubblico-privato, che già con la TAV era servito a mascherare dietro il millantato finanziamento privato quello enorme a totale carico del pubblico, con il conseguente incremento del debito a carico delle future generazioni, applicato alla sanità, avrebbe parimenti danneggiato gli interessi collettivi incrementandone i costi con il risultato di arricchire solo i privati e impoverire le già scarse risorse del welfare.
         Oggi, come rileva la stessa Corte dei Conti, sappiamo che i nuovi ospedali sono costati  379 milioni, di cui circa 303  sborsati dal pubblico, che si è accollato anche una parte consistente degli oneri finanziari e fiscali relativi ai prestiti bancari  sostenuti dal privato, il quale ne ha messi solo 75. Con questa operazione il privato incamera non solo i guadagni sulla costruzione, ma soprattutto una rendita sicura e sproporzionata (1,227 miliardi) che si tradurrà in un vero e proprio salasso per i bilanci sanitari.
         Da rilevare, inoltre , come  l'edilizia ospedaliera quale nuovo business privato, ha prodotto un'altra deleteria conseguenza:  tutti i quattro ospedali toscani  presentano problemi strutturali e di impiantistica fin dalla loro apertura: dall'acqua che penetra dal suolo a causa del sito inadatto prescelto, alle porte che non isolano né chiudono, alle sale  operatorie scarsamente funzionali, ecc.  Infatti, la Corte dei Conti, a questo proposito, rileva che è stata "modesta l'attività di controllo, anche a causa della direzione dei lavori, affidata, per disposizione legislativa, all'esecutore stesso".
                E che dire, in ultimo, di queste scelte incentrate sui grandi ospedali che si accompagnano, malgrado le forti e motivate opposizioni delle popolazioni locali, alla chiusura o al depotenziamento di storici e indispensabili presidi ospedalieri, in particolare quelli delle aree disagiate e di montagna?
               I cittadini devono prendere sempre più coscienza di questi problemi, delle responsabilità politiche che sono alla base delle mancanze sempre più gravi del sistema sanitario pubblico, della progressiva mercificazione e privatizzazione del diritto alla salute.   

martedì 1 agosto 2017

Associazione Vivere in Valdisieve: Considerazioni su SS67


       
ASSOCIAZIONE "VIVERE IN VALDISIEVE"

L'Associazione Vivere in Valdisieve, si è sempre schierata in tutti questi anni per trovare una soluzione alternativa alla realizzazione della Variante alla SS 67 tra Stentatoio e Dicomano, di circa 13 km., che alla fine pare essersi ridotta al solo Bypass di Rufina di circa 3 km. (nonostante fosse stata inserita negli allegati delle Opere di Preminente Interesse Nazionale – della  Legge Quadro).
Nel  novembre del 2015 abbiamo promosso un convegno a Pontassieve dal titolo "CON IL TRENO SI PUÒ", per ribadire che parte del traffico circolante sulla SS67,  prevalentemente pendolare, potrebbe essere dirottato sui treni se questi fossero più efficienti e meno costosi. Abbiamo constatato che eventuali picchi di traffico su Rufina esistono esclusivamente nelle ore di punta di entrata e uscita da scuola e dal lavoro, sia all'interno del comune stesso che verso Pontassieve o Firenze, che nel senso opposto verso Borgo San Lorenzo.
Nelle altre ore del giorno la circolazione è ridotta, e quasi si annulla nelle ore dopo le 19.00 e per tutta la notte fino alle 6/7 di mattina.
Nel Convegno, al quale hanno partecipato Architetti dell'Università di FI, Ingegneri Ferroviari, Geologi, Legambiente, Sindaci della Val Di Sieve e del Mugello, sono emerse le ineludibili ragioni per una inversione di strategia sulla mobilità in difesa dei gravi effetti climatici causati anche dalle emissioni di gas di scarico dovuti agli idrocarburi, quindi in difesa del clima, del suolo, del paesaggio e per uno sviluppo economico sostenibile.
Certamente ora sulla SS67 passano, sporadicamente, camion anche di grandi dimensioni; assistiamo anche a casi di guida con velocità eccessiva, specialmente nel tratto rettilineo di Rufina, dove, molti sorpassano a grande velocità anche in prossimità dei vari passaggi pedonali e di fronte alle scuole. Oltre a ciò, il traffico viene rallentato per gli autoveicoli in sosta vietata su entrambi i lati della strada, nonostante la zona sia ricca di parcheggi a pagamento, liberi o con 15 minuti di sosta gratis. Basterebbe fare qualche passo in più.
Facciamo notare che nel centro di Rufina non esiste neanche un solo semaforo a chiamata (sicuro per i pedoni). Le visuali tal volta sono compromesse sia dai veicoli in sosta vietata (anche vicino alle strisce pedonali), sia da piante a ridosso di incroci (si veda quelle ricresciute nello svincolo davanti al mobilificio Bigozzi), sia dalla poca illuminazione (come per esempio davanti alla Farmacia sulla SS67). La pericolosità deriva anche dal poco senso civico dei guidatori. Questi comportamenti scorretti si verificano anche nell'altra strada principale di Rufina di Via XXV Aprile, dove avvengono pericolosi sorpassi, dove vi sono veicoli parcheggiati in divieto di sosta, contribuendo così ad ostacolare la visuale a chi fa manovra, soprattutto in prossimità dei passaggi pedonali. Con il rischio, prima o poi, di investire qualcuno che si reca o esce dai vari esercizi commerciali e di servizio che vi sono in quella zona.
Per risolvere tutti questi problemi basterebbe più attenzione, meno velocità (istituire zone 30-40 km/h?), o piccole modifiche alla mobilità come per esempio indurre il traffico proveniente da Montebonello in Via Bonanni, in modo da non farlo andare in Via Roma, quest'ultima con un senso unico verso Montebonello. Qualche anno fa ci fu una sperimentazione che non ha prodotto modifiche perché si è tenuto conto solo delle lamentele della popolazione contraria al cambiamento. Non è stato considerato che, piano piano, i cittadini si sarebbero abituati a fare qualche metro in più per risolvere alcuni problemi. Come è avvenuto nella vicina Montebonello dove le strade principali sono diventate a senso unico e gli abitanti, velocemente, si sono abituati. Anche a Rufina nella zona sud, vi sono tutte strade a senso unico (sarebbe da replicare anche nella zona Nord). Basta abituarci e spiegare alle persone che ne va del loro benessere e sicurezza.
Abbiamo richiesto con una petizione che venisse prolungata la Pista ciclabile da Contea a Londa. Stiamo collaborando con Pontassieve, Fiesole e Bagno a Ripoli, al progetto "AD ARNUM ADvanced Accessibility to the River and New Urban Mobility" per la realizzazione di una ciclovia da Rignano alle porte di Firenze, con diverse passerelle per unire le due sponde. Una specifica proposta dell'Associazione è stata quella di predisporre la futura ciclovia (che passerà in zona di Viale Diaz a Pontassieve) al proseguimento sul fiume Sieve verso la Valdisieve (Rufina) per dare la possibilità di diminuire ulteriormente il traffico su gomma. Queste buone regole avvengono in tutti paesi in cui i km. di strade ciclopedonali sono alla lunga superiori ai nostri. Il progetto è infatti un bando Europeo per reperire parte del finanziamento dell'opera (come è avvenuto per il finanziamento della pista ciclopedonale di Dicomano).
Non vogliamo uno sviluppo basato su camion che transitano per portare chissà quali prodotti, o di passaggio per evitare le autostrade che collegano il Mugello con Firenze e col Valdarno. La Val di Sieve ha pregi naturali, culturali, storici, archeologici, aziende agricole, agriturismi.
Vogliamo restituire importanza a chi ha investito in attività locali. Siamo sicuri che queste attività non soffrano con il "Bypass"? La Val di Sieve è bella così com'è.  Non servono gallerie, ponti e viadotti che in questa Val di Sieve non creano bellezza. Una spesa enorme. Un chilometro di strada del Bypass costerebbe circa 21 milioni di euro. Il finanziamento di oltre 75 milioni di euro (solo per il Bypass, ma di oltre 240, sulla carta, fino a Dicomano), dovrebbe essere usato su interventi semplici e sostenibili, con tempi di realizzazione più veloci, quali: piste ciclabili, ammodernamento del servizio ferroviario con corse più frequenti, adeguamento della carreggiata della strada esistente (dove ci sono campi limitrofi), interrompere i lunghi rettilinei con rotatorie anche piccole (ce ne sono da tutte le parti oramai, anche a Rufina), una rotatoria in zona Bigozzi (che poteva e doveva esser fatta già 15 anni fa).
Questo anche in funzione turistica visto che Firenze sta soffocando di visitatori che potrebbero essere dirottati nella zona metropolitana e promuovere così uno sviluppo economico sano e duraturo. A questo proposito ribadiamo una delle soluzioni emerse nel convegno "CON IL TRENO SI PUÒ" di utilizzare l'infrastruttura già esistente "Anello ferroviario FI-Valdisieve- Borgo S:Lorenzo -Mugello-FI"  come una vera e propria metro di superficie. Altro ancora potrebbe essere fatto senza distruggere il territorio, né di Rufina né di Pontassieve.
La foto è una delle tante che è possibile scattare a qualsiasi ora su Viale Duca della Vittoria (notare auto in sosta vietata).



Altro materiale sul blog dell'Associazione "Vivere in Valdisieve"
Lettere mandate anche al Prefetto nel 2011 e 2014.
Le Osservazioni al Progetto terminate con la richiesta di VIA e le altre tante attività.

Associazione "Vivere in Valdisieve"
tel. 055/240338 - cell: 3392986542 - e-mail: vivereinvaldisieve@libero.it - robertavigna@alice.it 
Sede legale c/c Avv. Duccio Sebastiani, Viale E.Torricelli,15 – 50125 Firenze – CF: 94178730840
Tel.055/221072 - FAX: 0552280605 - e-mail: d.sebastiani@acrux.eu 

                 volantino distribuito ieri sera ad una assemblea sulla SS 67 a Rufina, 
da parte dell'Associazione "Vivere in Valdisieve"
--
Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 7/18/2017 06:22:00 PM

lunedì 10 luglio 2017

salviamo le gualchiere di remole

CITTADINI AREA FIORENTINA
SALVIAMO LE GUALCHIERE DI REMOLE !

Vi invitiamo a partecipare a questa importante iniziativa in difesa delle Gualchiere di Rèmole, nel Comune di Bagno a Ripoli.

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no alla svendita delle gualchiere di remole

CITTADINI AREA FIORENTINA
NO ALLA SVENDITA DELLE GUALCHIERE DI REMOLE !


Comunicato stampa

NO ALLA SVENDITA DELLE GUALCHIERE DI REMOLE:

PARTECIPAZIONE NUMEROSA, APPASSIONATA, COMPETENTE

Come programmato, si è tenuta il giorno 26 giugno 2017 pomeriggio, presso il circolo "Vie Nuove" l'assemblea pubblica sul "Le Gualchiere di Remole, fortuna e destino di Firenze".
Grande la partecipazione (oltre 150 persone presenti), fatta di un pubblico variegato, appassionato e qualificato, che nei suoi interventi ha dimostrato grande sensibilità e competenza ma anche molta preoccupazione per il destino delle Gualchiere.
I relatori hanno sottolineato come l'importanza storico-culturale-identitaria ed economica del Bene costituisca una ricchezza e non un problema che il Comune di Firenze ha cercato di risolvere mettendolo all'asta al miglior offerente per 2,2 Milioni.
In particolare:
Franco Cardini ha posto in evidenza il valore inestimabile dell'opificio che rappresenta 700 anni di storia strettamente legata alle fortune di Firenze; il suo valore non può essere riconducibile ad un prezzo commerciale; il Bene deve restare nella sfera dell'intera comunità e quindi, da riservare all'ambito pubblico.
Guido Vannini ha detto che non siamo di fronte ad un monumento ma ad un ecosistema culturale a cui fece riferimento anche lo studioso francese delle le civiltà e dei cambiamenti a lungo termine, Fernand Braudel.
Visitando le Gualchiere sull'Arno negli anni '80, le definì "l'insediamento pre-industriale più importante d'Europa".
Leonardo Rombai, nell'affrontare il tema più contemporaneo assegnatogli "Gualchiere di Remole: 700 anni di Storia, 50 anni di progetti e 1 mese per venderle", ha ripercorso i decenni passati elencando i vari progetti, mai considerati, elaborati dal Comune di Firenze e da altri soggetti.
Pietro Laureano nella veste di presidente dell'ICOMOS (UNESCO) ha indicato le possibili strade del recupero di un bene del genere con progetti, peraltro già sperimentate con successo in altre parti del mondo, creando sviluppo e ricchezza per le comunità locali.
In collegamento Skype da Londra Michael Carrington,membro della Fondazione Noriega che finanzia in accordo con Unesco, progetti che hanno come obiettivo di promuovere la rigenerazione sostenibile, ha fatto riferimento alla lettera dal Sindaco Dario Nardella al Principe di Galles riconfermando l'interessamento del Principe Carlo di persona per la creazione di una "task force" dedicata a ricercare insieme ai Comuni interessati un'idonea soluzione di recupero.
La perseveranza tutta inglese di Carrington nel continuare a credere che il Sindaco Nardella rispetti ciò che ha scritto al Principe è apparsa all'assemblea un paradosso in aperto contrasto con il bando d'asta emesso, rendendo legittima la richiesta da più parti auspicata di annullare l'intero procedimento.

https://youtu.be/8qsEHTWrxzs
https://youtu.be/Z8oKR4QfRGs
Il gruppo "Vie Nuove", in forza delle istanze emerse dal Convegno, ha accettato di proseguire il percorso di sensibilizzazione, aggregazione e azioni che comunque andrà avanti indipendentemente dall'esito del bando.
Il Gruppo Vie Nuove - Gualchiere di Remole
Firenze, 28.06.2017
per le redazioni,
potete eventualmente raggiungere per domande e ulteriori approfondimenti gli interessati Luciano Bartolini 320.4317638 Franco Bonifazi 331.3510932
cordialmente,
per circolo Vie Nuove,
Daniele Sordi
cell. 393.9190534
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