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domenica 20 maggio 2018

Variante al R.U: una risposta all'assessore


CITTADINI AREA FIORENTINA
VARIANTE AL R.U: UNA RISPOSTA ALL'ASSESSORE BETTARINI
Anche sollecitato da un nostro notiziario dedicato all'avvio del dibattito sulla Variante al Regolamento Urbanistico per il patrimonio storico architettonico, l'Assessore Bettarini ci ha scritto una lettera esponendoci le ragioni dell'amministrazione.
Pubblichiamo a seguire la nostra risposta.

Gentili signori,
la materia di cui si discute ha un forte contenuto tecnico, e un' altrettanto forte sostanza politica: si cambiano gli strumenti urbanistici e si mantiene inalterata la tutela.
Probabilmente la complessità della vicenda ha fatto sì che l'informazione riguardo agli effetti della variante, al momento all'attenzione del Consiglio Comunale, sia stata veicolata in maniera non corretta.
Cercherò, per questo,di ripercorrerla. La questione è assai complessa e la giurisprudenza prevalente e consolidata, soprattutto del giudice penale, ha stabilito criteri di applicazione del tipo di intervento restauro e risanamento conservativo del tutto nuovi rispetto a quelli sinora adottati. Le attuali condizioni non permettono più il recupero e il riuso degli immobili come attuato negli ultimi quaranta anni. Si è reso quindi necessario, sulla base dei diversi criteri stabiliti dalla giurisprudenza, procedere alla revisione del Regolamento Urbanistico in modo da poter conservare gli stessi livelli di tutela sugli immobili di interesse storico-architettonico e documentale sinora garantiti con l'intervento di restauro e risanamento conservativo, con l'intervento di ristrutturazione edilizia a tale scopo mitigato con consistenti limitazioni.
Conseguenza del passaggio dal restauro e risanamento conservativo alla ristrutturazione edilizia con i limiti sotto indicati a parità di consistenza materiale dell'intervento, è l'assoggettamento di tutti gli interventi a Permesso di Costruire (art. 10, comma 1, lett. c) DPR 380/2001) o SCIA sostitutiva (art. 23 DPR 380/2001), ambedue soggetti al regime sanzionatorio penale in caso di difformità (art. 44 DPR 380/2001), in luogo della semplice SCIA.
L'operazione che si intende avanzare con la variante si può sinteticamente riassumere nei seguenti punti:
mantenere inalterata la classificazione del patrimonio edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale operata dal Regolamento Urbanistico;
mantenere inalterato il livello di tutela tipico di un intervento conservativo introducendo la ristrutturazione edilizia con i seguenti limiti che, pur non enunciando espressamente il rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali (art. 3, comma 1, lettera c) del DPR 380/2001), ne traducono di fatto il significato:
non sia prevista la demolizione dell'edificio esistente ad eccezione delle superfetazioni;
non sia incrementato il volume lordo complessivo;
non sia modificata la sagoma ad esclusione della eliminazione delle superfetazioni e di modeste modifiche necessarie a migliorare la funzionalità delle coperture;
non sia modificata sostanzialmente la composizione dei prospetti sulla via pubblica;
non sia modificata la distribuzione principale interna (androni, corpi scale, ecc);
non siano modificati l'imposta e i materiali (salvo quando si operi su elementi privi di interesse) degli orizzontamenti strutturali;
non sia modificata la quota di imposta della copertura fatte salve modeste modifiche necessarie a soddisfare esigenze di consolidamento non altrimenti conseguibili, da attuarsi con tecniche e materiali compatibili;
siano mantenuti gli apparati decorativi ove presenti.
Quanto ai beni culturali la variante non intende in nessun modo sottrarre gli immobili notificati al controllo dell'Amministrazione comunale bensì eliminare ogni possibile ambiguità tra tutela del bene culturale, sua integrità materiale, recupero, protezione e trasmissione dei suoi valori culturali (competenza della Soprintendenza) e pianificazione urbanistica riferita allo stesso bene (disciplina degli usi, carico urbanistico, dimensionamento), di esclusiva competenza del Comune.
Il Nulla Osta della Soprintendenza è, come sempre, conditio sine qua non per poter attivare qualsiasi intervento edilizio su un bene culturale. Al titolo edilizio compete la verifica della conformità rispetto alle norme urbanistiche ed edilizie di dettaglio.
In sintesi: con questo provvedimento si intende dare certezza del diritto a chi opera sul patrimonio edilizio esistente di interesse storico-architettonico e documentale alla luce del rinnovato quadro normativo e giurisprudenziale, perseverando nella tutela ed evitando l'abbandono e il degrado. Di più: il regime sanzionatorio di carattere penale rappresenterà sicuramente una tutela aggiuntiva per la conservazione del patrimonio edilizio e architettonico di pregio.
Cordiali saluti.
Assessore Giovanni Bettarini

Qui sotto la nostra risposta

Gentile Assessore,
siamo ben consapevoli del fatto che la disciplina urbanistica dei centri storici è questione assai complessa: non a caso, come lei ben sa, avevamo indirizzato, ancora una volta inascoltati, una lettera al Sindaco nella quale chiedevamo che questa materia  forse oggetto di un vero dibattito pubblico che precedesse la procedura dell'adozione/osservazioni/approvazione prevista per legge.
Riteniamo che il Comune di Firenze, nel predisporre la Variante, abbia intrapreso un percorso che rende la materia ancora più complessa, se non addirittura contorta. Può essere che la giurisprudenza, in particolare in materia penale, abbia stabilito criteri di applicazione dell' intervento di restauro e risanamento conservativo "del tutto nuovi" rispetto a quelli adottati negli ultimi anni dal Comune di Firenze, ma certamente, nel farlo, ha utilizzato il buon senso ed ha manifestato giustificate preoccupazioni per la tutela. Infatti il giudice, rinvenendo nella normativa del Comune di Firenze esclusivamente due strumenti, la SCIA e il PERMESSO DI COSTRUIRE, ha determinato che per il cambio di destinazione d'uso degli edifici storici dovesse essere applicato il Permesso di costruire anziché la SCIA (strumento fino a quel momento utilizzato dal Comune) proprio per non lasciare alla sola discrezionalità dei professionisti la realizzazione di trasformazioni talvolta riguardanti interi comparti di tessuto storico e in grado di condizionare pesantemente l'identità dei luoghi.
Nel redigere la Variante, il Comune di Firenze ha dedotto dalla decisione del giudice della Cassazione (secondo la quale il cambio di destinazione deve essere rilasciato con  Permesso di costruire)  che non si dovesse più parlare di restauro bensì di ristrutturazione edilizia, operando un erroneo slittamento delle finalità della sentenza. Infatti, in questo modo, si sdoganano anche negli edifici storici interventi quali il frazionamento dell'immobile con incremento del numero delle unità immobiliari e conseguente incremento del carico urbanistico, ed altri interventi "pesanti" quali la modifica delle quote di imposta dei solai o degli elementi portanti verticali. Ma non solo: si svuota di significato il semplice intervento di restauro e risanamento conservativo che, in ogni caso, non può essere rilasciato con SCIA (come da sentenza della Cassazione).
Vorremmo infine rassicurarLa circa i suoi dubbi a proposito della correttezza dell'informazione sulla Variante in quanto abbiamo ben compreso la duplice finalità dell'operazione, quella di "adeguarsi" alla sentenza della Cassazione da un lato, e dall'altro quella di favorire le iniziative dei privati per poter rendere appetibili sul mercato gli edifici storici.
Ci rammarichiamo comunque che ancora una volta, proprio mentre viene dato l'assalto alla città da parte di mire speculative di ogni tipo, la tutela degli edifici storici risulti in balia di una normativa farraginosa e poco attenta alle esigenze di una corretta conservazione del nostro patrimonio edilizio. Patrimonio unico al mondo, ma che nella sua fruizione incontrollata si sta sempre più omologando e uniformando a quello di tutte le altre "città d'arte" fino a rischiare di perdere la propria identità.
Cordiali saluti
l'associazione Cittadini Area Fiorentina


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Per la cava è necessario il nullaosta paesaggistico.


Per la cava è necessario il nullaosta paesaggistico.

Importante pronuncia della Corte di cassazione in materia di attività estrattive e tutela paesaggistica.
La sentenza Corte cass, Sez. III, 3 maggio 2018, n. 18888 ha definitivamente concluso la vicenda processuale incentrata sui lavori abusivi di estrazione del marmo dalla Cava Faniello-Rondonaiosulle Alpi Apuane, nei Comuni di Stazzema e di Vagli di Sotto (LU).
La Società estrattiva (Tre Elle s.r.l.) è stata interessata anche da una lunga procedura fallimentare con risvolti penali.
Secondo quanto accertato, la Tre Elle s.r.l. aveva effettuato senza autorizzazione paesaggistica (art. 146 del decreto legislativo n. 42/2004 e s.m.i.) l'estrazione del marmo da "uno scavo di circa 210 metri quadri e profondità media di circa 2,8 metri e alcuni tagli al monte, non quantificabili, in un piazzale superiore della cava".
Non si tratta di reati prescritti, in quanto i lavori estrattivi abusivi risalgono a un periodo immediatamente precedente il sopralluogo svolto (17 gennaio 2012) dalle Guardie del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, area in cui rientra il sito di cava.
Non solo: "risulta smentita dagli atti anche la ricostruzione difensiva secondo cui lo scavo era stato richiesto per ragioni sanitarie, trattandosi invece di una semplice coltivazione abusiva mascherata da bonifica. Le mere interlocuzioni tra Asl e società non possono essere considerate alla stregua di autorizzazioni e sono, in ogni caso, irrilevanti ai fini paesaggistici, perché provenienti da un'autorità diversa rispetto quella preposta alla tutela del vincolo."
Per completezza di informazione, il Consorzio di gestione del Parco naturale regionale delle Alpi Apuane, con determinazione di pronuncia di compatibilità ambientale (P.C.A.) n. 21 del 27 agosto 2012, su istanza del custode e amministratore della Società amministrativa in procedura fallimentare, ha ritenuto "di rilasciare Pronuncia di Compatibilità Ambientale, ai sensi dell'art. 57 della L.R. 10/2010, nonché Nulla Osta del Parco, ai sensi dell'art. 20 della L.R. 65/1997, comprensivo dell'Autorizzazione al vincolo idrogeologico di cui al R.D.L. 3267/23" nonostante la comunicazione del Comando Guardie del Parco prot. n. 1332 del 12 aprile 2012 inviata anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca relativa ai suddetti lavori estrattivi non autorizzati.
Una pronuncia, quella della Corte di cassazione, che dovrebbe confortare non poco chi persegue la legalità e vuole intervenire positivamente in una situazione da Far West come quella delle cave sulle Alpi Apuane descritta dal Procuratore della Repubblica di Massa Aldo Giubilaro nel corso di audizionidavanti alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali a esse correlati (2017).
p. Gruppo d'Intervento Giuridico onlus
Stefano Deliperi
ulteriori informazioni su http://gruppodinterventogiuridicoweb.com 


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Gruppo d'Intervento Giuridico onlus    
associazione di protezione ambientale riconosciuta 
(art. 13 della legge n. 349/1986 e s.m.i.)

giovedì 17 maggio 2018

Invito a partecipare alla conferenza

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la Rete Nazionale NoGESI
per maggiori informazioni cliccare su https://sosgeotermia.noblogs.org/
se non desiderate più ricevere le nostre comunicazioni,
inviate una mail all'indirizzo nogesi-info-leave@inventati.org.



Basta con il tanfo a Piombino!



Basta con il tanfo a Piombino!

Tanti residenti a Piombino (LI) non ne possono più.
Oltre ai notevoli problemi ambientali e occupazionali già esistenti nella cittadina costiera toscana, troppo spesso si aggiunge un tanfo pestilenziale tutt'altro che gradito proveniente dalla discarica per rifiuti non pericolosi sita in località Ischia di Crociano e gestito da Rimateria s.p.a. (fino al settembre 2016 era gestita dalla A.S.I.U. s.p.a., ora in liquidazione).
Dagli accertamenti svolti dalle autorità competenti, dei 34 pozzi di captazione del biogas (nel progetto iniziale ne erano previsti 73) ne sono risultati collegati solo 16, gli altri diffondono nell'aria i relativi miasmi. 
La situazione degli impianti di smaltimento dei rifiuti è piuttosto complessa.
Lo scorso 21 marzo 2018 era stata posta sotto sequestro preventivo (art. 321 cod. proc. pen.) da parte della Magistratura inquirente e dei Carabinieri del N.O.E. di Grosseto in seguito a indagini avviate nel febbraio 2017, nell'ambito di una campagna nazionale di controllo delle discariche promossa dal Comando Carabinieri per la Tutela Ambientale.
Grazie anche alla collaborazione della Regione Toscana – Settore Bonifiche, Autorizzazione Rifiuti ed Energetiche, i Carabinieri hanno appurato che la discarica era gestita violando le norme tecniche di riferimento e le prescrizioni imposte nell'Autorizzazione Integrata Ambientale (A.I.A., determinazioni dirigenziali Provincia di Livorno n. 189 del 9 dicembre 2011 e Regione Toscana n. DGRT 761 dell'1 agosto 2016).
Non aveva, inoltre, avuto alcun effetto positivo la diffida effettuata dalla Regione Toscana il 29 novembre 2017, con cui era stata imposte al gestore della discarica l'attuazione di tutte le prescrizioni A.I.A.: un'ispezione dei Carabinieri del N.O.E. svolta nel febbraio 2018 ne aveva riscontrato la mancata effettuazione.
La discarica è anche coinvolta nell'indagine tuttora in corso sul traffico illecito di rifiuti speciali e pericolosi da parte della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che ha certamente causato devastanti effetti ambientali e sanitari in varie località della Toscana.
Tuttavia, il provvedimento cautelare è stato temporaneamente revocato il 17 aprile 2018 per consentire le operazioni di adeguamento e miglioramento degli impianti, mentre la Regione Toscana, con determinazione dirigenziale D.G. Ambiente ed Energia n. 5859 del 20 aprile 2018, modificata con successiva determinazione dirigenziale D.G. Ambiente ed Energia n. 6018 del 23 aprile 2018, consente "il proseguo dei conferimenti dei rifiuti autorizzati, alle condizioni stabilite nell'Atto di dissequestro temporaneo, assunto dal GIP della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno, in data 17/04/2018".
La discarica e i relativi lavoratori continuano così a operare e ad avere i fondi per gli interventi di adeguamento e miglioramento degli impianti.
Resta il fatto, però, che i miasmi continuano a riproporsi ai residenti della zona, segno che qualcosa non funziona a dovere.
L'associazione ecologista Gruppo d'Intervento Giuridico onlus, raccogliendo le segnalazioni dei residenti, ha, quindi, inoltrato (15 maggio 2018) una specifica istanza di accesso civico, informazioni ambientali e adozione provvedimenti al Ministero dell'ambiente, alla Regione Toscana, al Comune di Piombino, all'A.R.P.A.T., informando la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Livorno e i Carabinieri del N.O.E., perché siano risolte definitivamente le problematiche che danno corso agli insopportabili sgradevoli olezzi.
Il Gruppo d'Intervento Giuridico onlus sostiene l'azione di Magistratura e Carabinieri volta a ripristinare la legalità ambientale e sottolinea come, ancora una volta, tale azione abbia dovuto sopperire alla carenza di controlli e, soprattutto, di provvedimenti da parte delle amministrazioni pubbliche competenti.
Il Gruppo d'Intervento Giuridico onlus è al fianco dei cittadini che giustamente pretendono il rispetto delle normative ambientali, la tutela della salute pubblica e della loro qualità della vita.
p. Gruppo d'Intervento Giuridico onlus

Stefano Deliperi

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giovedì 3 maggio 2018

un volume sui centri storici


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UN VOLUME SUI CENTRI STORICI
Segnaliamo anche questa interessante iniziativa sui centri storici

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un convegno sul paesaggio


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UN CONVEGNO SUL PAESAGGIO
Segnaliamo un' importante iniziativa sul tema del paesaggio programmata per l'11 maggio presso il Palazzo Incontri in via dei Pucci 

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martedì 1 maggio 2018

CHI ROMPE PAGA E NON PERSEVERA


CITTADINI AREA FIORENTINA
CHI ROMPE PAGA E NON PERSEVERA
La selva di pali delle linee tranviarie attorno alla Stazione
Stando alle cronache cittadine, Dario Nardella, impostando nei giorni scorsi la prossima campagna elettorale, forniva i fedelissimi di un vademecum per metterli in grado di discutere di tre argomenti: tramvieaeroporto e strade. Su questi temi, ne è convinto, si gioca la sua rielezione. Così ai partecipanti all'incontro sono stati fornite le risposte giuste per qualsiasi quesito possano porre i cittadini. Un po' come era successo all'epoca del referendum sulle tranvie nel 2008.
 Affrontando la polemica sui pali della Stazione, il Sindaco – sempre stando alla cronaca di Marzio Fatucchi sul  Corriere Fiorentino – ha spiegato che occorre  "bloccare sul nascere polemiche che, nell'ultimo anno di campagna elettorale, possono essere ferali: come quella appunto dei pali". Ma cosa rispondere ai fiorentini indignati per lo scempio della Stazione (e non solo)  ? "Che il progetto è stato presentato e approvato in tutte le sue parti e, al momento, non c'è necessità di modificarlo". Per farlo occorrerebbero  "tempi, procedure e soprattutto ingenti investimenti [per rifare da capo un progetto sbagliato, n.d.r.].  "Una volta che il sistema tranviario sarà in pieno esercizio, sarà possibile valutare eventuali migliorie" [per esempio ridipingere i pali]. E questo è tutto.
 Insomma dopo aver gravemente compromesso il patrimonio monumentale di Firenze costoro pensano di poter 'andare a comandare' di nuovo senza alcuna conseguenza. 
 La polemica sui pali però qualche crepa nella sicurezza della Giunta deve averla prodotta perché il Sindaco, invitato dall'ad di Ferrrovie Renato Mazzoncini, si è recato ad Utrecht, in Olanda, per vedere insieme a suoi collaboratori, a Stefano Rossi ad di Busitalia e a Stefano Bonora, ad di Ataf, due tipi di bus elettrico: i VDL da 18 m. della Qbuzz, azienda olandese recentemente acquistata dal Gruppo FS Italiane, e il più versatile Aptis di 12 m. della Alstom. Entrambi con possibilità di ricarica in meno di 10 minuti al capolinea  (fast recharge).

Una vettura elettrica Aptis della Alstom
 La busvia elettrica dovrebbe essere impiegata per il collegamento tra il centro di Firenze e Bagno a Ripoli, lungo il percorso previsto della tramvia e forse, chissà, anche in centro magari provvisoriamente.
 Per chi però pensasse che finalmente si voglia fare qualcosa di sensato arriva immediata la doccia fredda. Infatti contestualmente la Giunta ha annunciato che è stata assegnata la gara per la progettazione del prolungamento della Linea 2 da Peretola verso Sesto F.no e della Linea 4. 2a e b dalle Piagge verso San Donnino e Campi Bisenzio, vinta per l'appunto dalla francese Systra Sa, legata a Ratp con un ribasso di gara del 26,89%. Tanto per non scontentare nessuno.
Sia chiaro, quella del bus elettrico è una buona idea e l' abbiamo sostenuta su questo blog insieme a tante altre soluzioni più attuali ed evolute rispetto alla funesta tramvia realizzata. Ma è una buona idea ad alcune condizioni:

1
che si cancelli definitivamente il prolungamento della Linea 2 per Lavagnini, Libertà, S. Marco e si adotti la 'busvia' come soluzione permanente e non transitoria
 2. che la 'busviaattraversi diametralmente il Centro Storico da est ad ovest e viceversa, realizzando ciò che venticinque anni fa avrebbe dovuto essere il primo obbiettivo per la mobilità di un'amministrazione dalla parte dei cittadini

 3. che la si adotti anche per assicurare i collegamenti nella Pianarinunciando al proposito di prolungare la Linea 2 e di sostituire ad una utile linea ferroviaria (la tratta Leopolda - stazione Cascine) una inutile linea tranviaria (la Linea 4)

4. che si faccia, come più volte da noi richiesto, il Piano della Mobilità e dei trasporti di tutta l'area fiorentina
 Crediamo infine che sarebbe l'ora che una questione di questa rilevanza fosse oggetto di un vero Dibattito pubblico che coinvolga seriamente e in modo trasparente anche e soprattutto tecnici qualificati, università, rappresentanti delle associazioni ambientaliste e comitati dei cittadini che si occupano di tutela del patrimonio della città.

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