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venerdì 16 novembre 2012

FLORENS 2012

                                                                                                                                     
CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE
POSTUMI, MENTALI E MATERIALI DI FLORENS 2012
Si è appena rimossa la grande croce allestita da Mimmo Paladino in Piazza Santa Croce nell'ambito della grande kermesse "Florens 2012" che si è celebrata nella nostra città dal 3 all'11 novembre.  
(Organizzata dalla Fondazione Florens, presieduta da Giovanni Gentile, e concepita come "Biennale Internazionale dei Beni Culturali e Ambientali", ha prodotto numerosi eventi quali convegni di  grande interesse e contenuto -  fra questi per esempio  il Forum "Il paesaggio come risorsa" curato da Mauro Agnoletti, o la lectio magistralis di Alberto Asor Rosa " La difesa del territorio e del paesaggio , condizione irrinunciabile di una nuova  fase della civiltà umana"-, e anche  una sezione,  "Luoghi e paesaggi di Florens", incentrata su alcuni eventi artistici di grande impatto che hanno colpito e fatto discutere  chi li ha potuti vedere nell'arco di una settimana: l'ostensione di tre crocifissi lignei nel Battistero, il Giardino degli ulivi in Piazza san Giovanni e infine la monumentale installazione realizzata da Mimmo Paladino in Piazza Santa Croce)
Nonostante   il nostro apprezzamento per un artista come Mimmo Paladino, e pur riconoscendo una forza simbolica e suggestiva all'installazione da lui realizzata, dopo averla vista ci sono nate queste domande all'artista e ai committenti : sono stati considerati oltre ai costi normali di questa operazione , i costi ambientali per esempio della distruzione sempre più selvaggia delle Apuane e del trasporto di questi blocchi da Carrara a Firenze e da Firenze a Carrara?
Al di là di mille altre considerazioni, poiché siamo fermamente convinti di quanto sostenuto in un aforisma di H. Enzesberger (Uno dei compiti dell'umanità del terzo millennio è quello  non di abbellire ma di risparmiare il mondo), riteniamo che la istanza ecologica debba essere un' istanza prioritaria nell'azione degli amministratori ma anche degli artisti.
Ma poiché "Florens 2012" chiama in causa altre importanti implicazioni  relative all'agire nel campo dell'arte e della cultura da parte delle istituzioni pubbliche e private, ci sembra utile riproporre come base di partenza per una riflessione, il testo scritto  da Tomaso Montanari  per il Corriere fiorentino del  7 novembre (qui sotto), che ci sembra metta a fuoco in modo chiarissimo queste problematiche, sul cui contenuto ci riconosciamo pienamente.       

    In piazza S. Croce si smonta la croce di Palladino dopo "Florens 2012"

«Gli Uffizi sono una macchina da soldi, se li facciamo gestire nel modo giusto». Inaugurandolo con queste incredibili parole, Matteo Renzi ha colto l’essenza di Florens: che è la canonizzazione solenne dell’idea stessa di «one company town». Il progetto di Florens su Firenze è il presente di una città che vive di un’unica fonte di reddito: il suo passato glorioso con l’annessa rendita di turismo.
Io penso, al contrario, che gli Uffizi siano una macchina da cittadinanza, umanità, eguaglianza. E che la via predicata da Florens e dal sindaco non costruisca futuro, ma anzi degradi il presente e uccida definitivamente il passato: «Firenze è una città volgare – scriveva nel 1999 Antonio Tabucchi – per la pacchianeria di una bellezza resa venale». Ed è per questo che ho declinato gli inviti a partecipare a singoli convegni, pur di qualità, contenuti nello scatolone di Florens: l’ho fatto perché – come dimostra la marea di retorica autocelebrativa – l’unico progetto di Florens è dire a Firenze che è la più bella del reame, condannandola a non cambiare.
Coerentemente, i posti d’onore del cast di Florens sono occupati da alcuni fra i più noti vampiri del patrimonio: quelli che da decenni hanno costruito la propria fortuna personale sullo sciacallaggio del passato. Sarebbe come invitare Berlusconi e D’Alema a parlare di rinnovamento della politica italiana.
I due ‘eventi’ di quest’anno, poi, rappresentano esattamente ciò che non si dovrebbe fare.
Che senso ha spostare in Battistero tre opere che non c’entrano nulla con quel luogo, e che non dialogano con quel contesto monumentale? Che senso ha interpolare il celebre confronto vasariano tra Donatello e Brunelleschi con il crocifisso giovanile di Michelangelo? La storia dell’arte dovrebbe fare tutto il contrario: educare alla lettura dei contesti storici e figurativi, cucire i grandi nomi degli artisti superstar al tessuto che tendiamo a non vedere. Invece qua il marketing prevale sulla ricerca, l’emozione seriale sulla conoscenza individuale, la retorica sulla ragione, l’evento sul monumento.
Aggiungiamo l’aspetto confessionale. Non è una mostra, ma un’«ostensione» (in una chiesa, piccolo dettaglio, dove di solito si entra a pagamento!). Tre opere d’arte che appartengono al Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno (e cioè a tutti gli italiani, anche a quelli atei o musulmani) vengono riportate alla condizione di icone da venerare. E il titolo (Mysterium Crucis) è davvero originalissimo: a Trapani tre anni fa si chiamava così l’ostensione del crocifisso ‘di Michelangelo’ comprato da Bondi (ma temo che non ci sia traccia di autoironia).
Si è scritto che si tratterebbe di un ‘segno’ teologico e pastorale: da cattolico, mi aspetterei ben altri segni, dal mio vescovo. Se proprio vogliamo usare l’arte religiosa di seicento anni fa, portiamo Donatello alle Piagge, invece di baloccarci nel salotto buono di una città incapace di guardare oltre il diaframma delle mura.
E non dimentichiamo gli ulivi secolari che rievocano il Getsemani: degna evoluzione del prato di due anni fa. In Italia esiste un movimento contro lo spostamento di quei monumenti naturali: contro la falsificazione kitsch del paesaggio, ma anche per la resistenza legalitaria (guidata da Libera di don Ciotti) contro i furti di ulivi secolari controllati dalla malavita in Puglia. Lasciamo perdere la validità estetica e intellettuale di questa trovata: ma siamo proprio sicuri che sia educativo incoraggiare (seppur, ovviamente, attraverso ulivi perfettamente legali) un modo tanto consumistico e decontestualizzante di guardare al paesaggio? E vi immaginate una cosa del genere a Barcellona, o a Parigi? Non rischiamo piuttosto di avvicinarci (con tutto il rispetto) a Grassina, e alla sua rievocazione storica del Venerdì santo?
Non parliamo poi di Mimmo Paladino: centomila euro (di questi tempi!) spesi per una sorta di trasloco di marmi, con la brillantissima idea della croce in Santa Croce. Come si può pensare che un’opera calata dall’alto per qualche giorno, un’installazione che non ha nulla a che fare col vivo tessuto degli artisti attivi a Firenze possa ‘redimere’ la socialità malata di quel quartiere? Davvero qualcuno pensa che qualcosa cambierà? E cosa dire del consumismo che esibisce tonnellate di marmo, incurante delle polemiche sull’insostenibilità del crescente fabbisogno di quella pietra? O della coazione ad occuparsi sempre e solo delle quattro o cinque piazze consacrate dal turismo di massa? E sì che l’artista ha parlato proprio di arte e spazio pubblico in una delle ‘lectio’ (sì, nel programma si usa ‘lectio’ anche al plurale: il latino non è una macchina da soldi, dunque si può benissimo usarlo senza conoscerlo).
Se Florens vuole essere davvero utile a Firenze deve mettere in discussione il concetto di rendita, proporre modelli alternativi, defenestrare la nomenclatura del patrimonio, mettere le dita nelle piaghe, e i piedi nel piatto. Non produrre ‘eventi’, ma recuperare (materialmente e conoscitivamente) monumenti. Non distruggere contesti, ma ricrearli: per esempio dedicandosi a grandi complessi monumentali da ripopolare temporaneamente con le loro opere, facendo conoscere la complessità di un tessuto storico. Evadere dal ‘salotto’ del centro e invadere le periferie: vera frontiera del futuro.
Se si avrà il coraggio di voltare pagina, Florens potrebbe davvero servire. A cambiare Firenze.

Tomaso Montanari

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