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martedì 28 ottobre 2014

TAV A FIRENZE: CHIUSE LE INDAGINI



                                                       

 

Il comitato Cittadini Area Fiorentina ha pubblicato un nuovo articolo sul sito.
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http://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/

 



















lunedì 27 ottobre 2014

MANIFESTAZIONE CONTRO LA TIRRENICA





Il comitato Cittadini Area Fiorentina ha pubblicato un nuovo articolo sul sito.
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venerdì 24 ottobre 2014

APPELLO NAZIONALE PER LA SALVAGUARDIA DEI CORSI D'ACQUA DALL'ECCESSO DI SFRUTTAMENTO IDROELETTRICO

Le associazioni ambientaliste, culturali e tecnico-scientifiche e i comitati di cittadini di seguito elencati

PRESO ATTO 
- del ritardo da parte del Governo italiano, delle Autorità di Bacino e delle Regioni nel completo recepimento della Direttiva Quadro sulle Acque, 2000/60/CE, che sostiene la necessità di ristabilire la buona qualità dei corsi d’acqua e comunque di non degradarne le condizioni ecologiche;
- della necessità di promuovere azioni tese al risparmio delle risorse e dei beni comuni, alla conservazione e alla corretta gestione del paesaggio e al rispetto degli habitat naturali sulla base dei principi di partecipazione e di precauzione;
CONSTATATO 
- che meno del 10% dei corsi d’acqua alpini mantiene ancora condizioni di naturalità elevata - cioè non è perturbato da derivazioni, da alterazioni morfologiche significative e da immissione di inquinanti; che i restanti corpi idrici sono in gran maggioranza sfruttati da derivazioni a scopo idroelettrico e/o irriguo, ingenti e in successione, che in alcuni periodi dell’anno spesso arrivano a prosciugarne interi tratti;
- che anche nei corsi d’acqua appenninici e nel resto del territorio italiano il livello di sfruttamento delle acque superficiali e la pressione sui corpi idrici sta rapidamente aumentando, al contrario di quanto richiederebbero gli obiettivi delle direttive europee;
- che gli incentivi statali alle fonti energetiche rinnovabili hanno scatenato una rincorsa alla costruzione di centinaia di nuove centrali idroelettriche, in particolare di piccola taglia;
- che sempre più spesso le domande di concessione di derivazione per scopo idroelettrico insistono in Parchi o in aree Natura 2000 (SIC o ZPS), in biotopi, o comunque in contesti ambientali e paesaggistici di particolare pregio e fragilità;
- che è in atto la procedura EU Pilot 6011/14/ENVI da parte della COMMISSIONE EUROPEA, Direzione Generale Ambiente tesa ad accertare, dietro specifici esposti presentati da vari soggetti, la corretta applicazione della Direttiva - quadro “Acque” 2000/60/CE, della Direttiva “Habitat” 92/43/CEE e della Direttiva “VIA” 2011/92/UE, nei confronti del Governo Nazionale per i bacini dei fiumi Tagliamento, Oglio e Piave;
- che ancora oggi molte grandi derivazioni non prevedono rilasci di deflusso minimo vitale a valle delle captazioni e più in generale le misure di mitigazione degli impatti della produzione idroelettrica sono estremamente limitate;
- che la necessità di intervenire su molti corsi d'acqua con interventi di riqualificazione ecologica, ma anche paesaggistica, viene rimandata nonostante evidenti situazioni di criticità e degrado;
- che la normativa italiana sulla gestione delle acque non è ancora adeguata a tutelare compiutamente le esigenze plurime che i corsi d’acqua soddisfano nei confronti degli ambienti umani e dell’ecosistema: non solo produzione di energia ma anche altri servizi ecosistemici quali la biodiversità, l’autodepurazione, la ricarica delle falde, il ripascimento dei litorali, lo spazio ricreativo, il turismo, ad oggi insufficientemente tenuti in considerazione nella pianificazione e gestione dei bacini fluviali; pur riconoscendo che l’energia idroelettrica costituisce un’importante fonte rinnovabile in quanto contribuisce all’abbattimento delle emissioni di CO2

SOTTOLINEANO
l’urgente necessità di adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire il conseguimento degli obiettivi di qualità ecologica previsti dalla Direttiva Quadro sulle Acque (2000/60/CE)
E CHIEDONO 
al Ministero dello Sviluppo Economico al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare al Parlamento alle Regioni alle Province Autonome di Trento e Bolzano al Segretariato della Convenzione delle Alpi per quanto di loro competenza:

  •  l’immediata sospensione del rilascio di nuove concessioni e autorizzazioni per impianti idroelettrici su acque superficiali, comprese quelle attualmente in istruttoria, a cominciare dai procedimenti in itinere che ricadono nei “siti non idonei” individuati nelle varie Regioni, ad esclusione di tipologie e contesti circoscritti da individuare con apposito elenco (es. la valorizzazione dei deflussi nelle reti di acquedotto e fognatura, il recupero di ruote idrauliche di antichi opifici di particolare valore testimoniale, lo sfruttamento del reticolo minuto in aree remote quali rifugi alpini, ecc.); 
  • la contemporanea revisione degli strumenti di incentivo da mantenere solo per impianti che soddisfino tutti i requisiti di tutela dei corsi d’acqua e della biodiversità specificati ai successivi punti;
  • la contestuale apertura di un tavolo di confronto a livello nazionale, esteso anche ai rappresentanti delle associazioni ambientaliste, pescasportive, culturali e tecnico-scientifiche, accomunate dall’avere tra gli scopi statutari la conservazione e il miglioramento dei corsi d’acqua e della biodiversità, con lo scopo di valutare le migliori modalità per ridurre l’impatto delle centrali idroelettriche esistenti e minimizzare quello di eventuali nuovi impianti; 
  • che i Piani di Gestione dei distretti idrografici stabiliscano tangibili politiche di risparmio nell’uso del bene idrico e nel contempo prevedano programmi di misure tesi alla riqualificazione dei corsi d’acqua e, più in generale, del bene comune acqua;
  •  che venga attuato un processo rigoroso di valutazione dell’impatto ambientale, e che si considerino in modo esplicito gli impatti cumulativi dei progetti che incidono su uno stesso bacino imbrifero, compresi gli impatti causati da attività esterne alla produzione idroelettrica (come le derivazioni a scopo irriguo e gli interventi di artificializzazione degli alvei); che vengano inoltre analizzati in modo esplicito gli effetti dei previsti impianti di produzione idroelettrica sugli elementi che valutano lo stato ecologico dei corpi idrici; 
  • che venga superato il concetto attuale di DMV (Deflusso Minimo Vitale) a favore di quello di deflusso ecologico e cioè di una regola di rilascio che sia realmente in grado di garantire il mantenimento degli obiettivi di qualità ecologica di un corpo idrico e dei servizi ecosistemici da questi supportati; 
  • che sia significativamente migliorato il livello di controllo dell’effettivo rispetto dei deflussi rilasciati in alveo e delle altre misure di mitigazione e che le sanzioni previste dalla normativa siano effettivamente applicate in caso di comportamento fraudolento;
  • che i corsi d’acqua, e in particolare quelli di montagna, vengano considerati un patrimonio di biodiversità, di valori ambientali e paesaggistici da tutelare piuttosto che una semplice risorsa da sfruttare in modo intensivo e indiscriminato; una risorsa preziosa per il paesaggio in grado di favorire un turismo ricreativo alternativo e meno impattante anche in ambito fluviale, creando nel contempo, grazie alla conservazione del bene, uno sviluppo economico e sociale armonico del territorio;
  • che venga messo in discussione l’articolato normativo secondo il quale le opere per la realizzazione degli impianti idroelettrici, nonché le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all'esercizio degli stessi impianti, sono di pubblica utilità ed indifferibili ed urgenti;
  • che la procedura di confronto sui Piani di Gestione dei bacini idrografici venga mantenuta aperta e condivisa a tutti i soggetti portatori di interessi sociali ed economici; in particolare che presso ogni Regione e Provincia autonoma venga istituito un tavolo di confronto pubblico permanente tra tutti i cittadini sensibili alla tematica e i portatori di interesse, in specifico accompagnamento ad ogni momento decisionale relativo alla gestione delle risorse idriche, come contemplato dalle direttive europee, che prevedono allargati processi partecipativi al governo del territorio;
  • che si tenga conto dell’Articolo 9 della Costituzione, e soprattutto del recente pronunciamento del Consiglio di Stato (Cons. Stato, sez. IV, 29 aprile 2014, n. 2222), che ribadisce come il “paesaggio” sia bene primario e assoluto e che la sua tutela sia quindi prevalente su qualsiasi altro interesse giuridicamente rilevante, sia di carattere pubblico che privato; 
  • che all’interno del confronto che vede protagonisti l’Unione Europea e lo Stato Italiano nella proposta e attuazione della Macroregione Alpina, si preveda un capitolo di impegno comunitario che salvaguardi sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo i corsi d’acqua, costruendo un reale ponte solidaristico fra le esigenze delle popolazioni metropolitane e quelle che vivono stabilmente nelle realtà montane.

 SOTTOSCRIVONO IL DOCUMENTO:
.............................................................
PER VEDERE L'ELENCO DI CHI HA SOTTOSCRITTO IL DOCUMENTO VAI AL DOCUMENTO INTEGRALE CLICCANDO QUI: https://drive.google.com/file/d/0BwPdOiic_X3vUWk5Y2k3R2xrdGs/view?usp=sharing

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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 10/24/2014 06:33:00 AM




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Comunicato stampa: NUOVO CDA DI AER SPA: E' L'ORA DI CAMBIARE PASSO!!!

Comunicato stampa

NUOVO CDA DI AER SPA: E’ L’ORA DI CAMBIARE PASSO!!!

 

Pensavamo che le dimissioni di due membri del CDA di AER Spa, volte a far decadere il presidente Silvano Longini, fossero la realizzazione dello slogan elettorale “PONTASSIEVE 2014 - CAMBIA PASSO” del nuovo Sindaco di Pontassieve Monica Marini, socio maggioritario di AER Spa (con il 45,86% di azioni della società).

 

Questa operazione, fatta in maniera improvvisa e all’insaputa dei cittadini, non si giustifica con la semplice necessità di risparmio di emolumenti per i dirigenti (sappiamo per esperienza che questi risparmi tra l’altro non si traducono in vantaggi per i cittadini), ma ci fa temere sviluppi inquietanti.

 

Ci fa preoccupare la nomina nel nuovo CDA dell’ex assessore all’Ambiente di Pontassieve Leonardo Pasquini, che è sempre stato un deciso sostenitore del nuovo impianto di incenerimento di Rufina, oltre che uno strenuo difensore del sistema e-gate rispetto al porta a porta.

 

Temiamo che la vecchia linea politica possa continuare indisturbata anche per il futuro andando a vanificare il desiderio di cambiar passo!  

 

Riteniamo che nel fare una serie di incontri “nel segno di un'attività di governo partecipata”  non ci si debba LIMITARE alla sola INFORMAZIONE di quanto è stato deciso, ma sia necessario prendere atto delle istanze dei cittadini ed elaborarle INSIEME affinchè siano le persone a DECIDERE cosa, quando e come.

 

Chiediamo che venga spiegato ai cittadini perché, dopo tanto dibattere sulla strategia RIFIUTI ZERO ed averne riconosciuto la validità, non si siano ancora approntati gli strumenti per la sua attuazione.

 

Chiediamo infine la pubblicazione dei costi  delle differenti  modalità di gestione dei rifiuti sul territorio in quanto riteniamo che la difformità della raccolta non sia propedeutica alla “razionalizzazione e contenimento dei costi” dichiarati da AER Spa.

 

 

Chiediamo al più presto un CENTRO di recupero/riciclo/riparazione

al posto dell’inceneritore J

 

                       Associazione Valdisieve  Comitato Valdisieve - Vivere in Valdisieve



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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 10/24/2014 06:15:00 AM




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martedì 14 ottobre 2014

LO SBLOCCA ITALIA E GLI INCENERITORI "STRATEGICI"

LE CONTRADDIZIONI DELL'ART. 35 - di Enzo Favoino

 

Mettendo ordine in valutazioni che intanto avevo già rassegnato tramite diversi canali, ho preparato un "prontuario" che mette in risalto contraddizioni e debolezze dello scellerato art. 35 del cosiddetto "Sblocca Italia".

 

L'articolo 35: una scelleratezza, ma vediamone ed usiamone le debolezze
In questi giorni si è parlato molto dell'articolo 35 del cosiddetto "sblocca Italia", e abbiamo tutti paventato il rischio che lo stesso rappresenta per le strategie di sostenibilità in tema di gestione dei rifiuti. Ne abbiamo ben donde: l'articolo è un tentativo, sfacciato quanto sconclusionato, di dare corpo a speranze ed intenzioni di chi, per cultura, interesse o semplice dabbenaggine, immagina un sistema di gestione dei rifiuti impostato sull'elemento imprescindibile del trattamento termico.Come se fosse ineluttabile arrendersi ad un destino di "modernizzazione" ad esso legato: "l'Italia è indietro perchè mancano gli inceneritori" è il pensiero, implicito o dichiarato, che sottende tale visione. Una concezione tanto più risibile proprio in un momento in cui i Paesi della malintesa"modernità" inceneritorista affrontano criticità legate a tali scelte e necessarie inversioni di rotta, osi trovano costretti a relazionarsi problematicamente con le indicazioni di medio temine provenienti dal quadro di riferimento Europeo, che prevedono sempre più raccolta differenziata,sempre meno rifiuto, sempre meno residui da smaltire. 

Ricordiamo alcuni fatti, clamorosi nella loro icastica evidenza:

- La Danimarca nella sua strategia sulle risorse discute e definisce una "exit strategy" dell'incenerimento, al grido di "dobbiamo incenerire meno, e riciclare di più"; chissà se dunque e finalmente da quelle avrà fortune migliori la raccolta differenziata degli scarti alimentari, su cui la Danimarca, giustamente famosa per le politiche di sostenibilità in altri settori (energia, trasporti) sconta un clamoroso ritardo, che la mette agli ultimi posti europei per diffusione delle raccolte dello scarto di cucina. D'altronde, c'erano da alimentare bocche di forno (e noi anziché
é esportare le eccellenze che abbiamo saputo realizzare su questo tema, come lo sviluppo e l’efficientamento delle raccolte dell’umido,anche in contesti densamente urbanizzati, con l’art.35 ci candidiamo ad importare progetti e brevetti da Paesi che li stanno dismettendo).
- La Svezia, la Norvegia e l'Olanda, la cui sovraccapacità di incenerimento è ormai clamorosa, si trovano costrette ad importare rifiuti da altri paesi (massicciamente dal Regno Unito, secondariamente Italia) a prezzi sempre più stracciati - e questo, se può essere al limite visto come un vantaggio per chi conferisce, diventa un dramma in termini finanziari per chi deve garantire il ritorno degli investimenti pregressi e la copertura dei costi - per garantire un minimo di introiti a parziale copertura dei costi, ed evitare di rimanere al freddo di inverno, vista la scelta irragionevole di legare le reti di teleriscaldamento ad una risorsa che le strategie eueopee ci dicono di minimizzare progressivamente!
- Il pacchetto UE sulla economia circolare punta in modo potente nella direzione opposta, dicendo che dobbiamo riusare e riciclare il più possibile, e diminuire l'intensità d'uso delle risorse; e questo, prima ancora che per una istanza di tipo ambientale, per salvare il ruolo della economia europea in uno scenario internazionale caratterizzato sempre più dalla scarsità delle risorse primarie, dalla lotta per le stesse sui mercati mondiali e dalla determinazione delle economie emergenti di usare le loro per loro. Insomma, riciclare per rimanere competitivi nella economia globale, e lo hanno capito le grandi società di consulenza finanziaria che da tempo hanno introdotto la attitudine al riciclaggio nei fattori di valutazione della competitività dei diversi territori. In questo scenario, l'articolo 35 vuole fare diventare l’Italia terra di conquista per tecnologie brevettate all’estero e grandi programmi di investimento, anziché protagonista di politiche di migliore uso delle risorse locali per aiutare una economia storicamente di trasformazione, e letteralmente soffocata dalla competizione sul mercato globale delle risorse. E’ appena il caso di richiamare poi brevemente (non perché non importanti, ma perché le diamo per assodate e condivise) le considerazioni sulle diseconomie, le ripercussioni negative sotto il profilo occupazionale, il peggioramento delle prestazioni energetiche e ambientali complessive del sistema, in scenari impostati sull’incenerimento di quote maggiori o minori di rifiuto. Fatta questa operazione, ossia l’elencazione dei temi per cui il contesto generale fa a pugni con le intenzioni sottese all’articolo 35, qui volevamo però soprattutto dare alcune indicazioni sul perché tale operazione risulta debole e contraddittoria rispetto alle sue stesse deteriori finalità: sono le formulazioni decisamente deboli, sconclusionate dell'articolo 35 stesso le nostre migliori alleate, e le zeppe che possiamo inserire nel percorso della sua applicazione - come d'altronde, e con un certo successo, abbiamo già cominciato a fare valere nei confronti e dibattiti a livello locale: usando insomma l’articolo 35 contro i suoi stessi fini, secondo la tecnica del judoka che usa la forza dell’avversario per schienarlo. Ci sono anzitutto alcune "perle" che neanche meritano commento, e che evidenziamo solo permettere all’indice, segnalandola agli interlocutori terzi, la sfacciataggine di fondo dell'articolo:clamoroso il passaggio in cui si scrive che gli inceneritori " concorrono allo sviluppo della raccolta differenziata ed al riciclaggio” (sic!), ecco, neanche il più impavido e accanito fan dell'incenerimento è in grado di dimostrare un assunto così ardito, un caso esemplare di quello che Umberto Eco chiama il “cogito interruptus”, un assunto indimostrato ed indimostrabile, ed anzi contrario alla logica. Bene, vale la pena di sottolineare questo eccesso di zelo pro-incenerimento, perché è nell’eccesso degli assiomi indimostrati ed indimostrabili che sta la debolezza e la mancanza di credibilità ad occhi terzi e distaccati di una posizione, qualunque essa sia. 

Ma sono altri due gli aspetti particolarmente intriganti per le contraddizioni stesse di cui sono portatori:
Anzitutto, il passaggio in cui l’estensore specifica che tali impianti sono necessari "per rispettare le direttive europee" (per “superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore”, recita l’articolato). L’estensore in realtà sa bene, e se non lo sa non dovrebbe elaborare norme, che non c'  è  nessuna Direttiva europea che obbliga ad inviare ad incenerimento almeno una certa quota di rifiuto. E’ bene ripeterlo: nessuna Direttiva Europea chiede questo. C'
è invece l'obbligo di pretrattamento, che deriva dalla Direttiva discariche, e il cui mancato rispetto tiene l'Italia sotto botta di diverse procedure di infrazione (inclusa quella clamorosa relativa alla discarica di Roma). Ecco, se l’estensore dell’art. 35, intendeva che gli inceneritori servono a rispettare tale obbligo, allora gli vanno fatte presenti alcune annotazioni di rilevanza strategica, e che dovrebbero essere ben conosciute a chi redige normativa tecnica di settore: ossia, che in Italia ci vogliono mediamente 7-8 anni per realizzare un inceneritore, tra valutazione preliminare dei siti, gare di progettazione, sviluppo della progettazione stessa, autorizzazioni, gare per la realizzazione, costruzione, avviamento e collaudo. Ci vuole molto meno invece per realizzare impianti di trattamento a freddo, che oltre al dono della celerità mantengono e regalano al sistema quello della flessibilità ed adattabilità a scenari crescenti di raccolta differenziata, il che a noi sta a cuore. Vero, i poteri straordinari e le procedure in deroga previsti dall’articolo 35 si propongono di abbreviare i tempi - ma la cosa varrebbe anche per gli impianti di trattamento afreddo, mantenendo la proporzione. Ora, tali impianti, ben più utili al rispetto delle direttive, non sono citati nell’articolo, che anche in questo mostra una sua faziosa propensione. Ma posiamo citarli noi nei dibattiti locali, e proporli " per meglio rispettare le Direttive UE citate dallo stesso articolo 35".
Sotto il profilo metodologico, ed in sintesi, l'articolo si propone di sostituire l’iniziativa ministeriale alla pianificazione locale. E qui la di sproporzione si fa clamorosa, dato che un Piano Regionale o Provinciale richiede mesi se non anni di analisi approfondite, valutazioni economiche, strategiche, territoriali, di coerenza complessiva del sistema nelle sue diverse articolazioni (raccolte differenziate, riduzione, recuperi, conseguenti quote decresenti di residuo, ecc.). E con attenzione (maggiore o minore, ma in linea di principio cosi dovrebbe essere) alla vocazione economica del territorio ed alle istanze degli attori sociali a livello locale. Niente di tutto questo in una decisione centralizzata che sarebbe un mero esercizio numerico da portare a termine in 90 giorni. E questo è il motivo che sta portando alcune Regioni a impugnare l’articolo di fronte agli organismi di garanzia costituzionale. Per non parlare poi delle decisioni sugli impianti esistenti. Chi partecipa ad un Tavolo demandato a decidere su un revamping od una dismissione di un inceneritore, sa quanto approfondite ed articolate siano le analisi sullo stato di fatto, le criticità tecnologiche, le economie del sito e dell’intorno territoriale, le prospettive di crescita ed implementazione della RD e le conseguenti condizioni di rischio finanziario che in modo crescente affliggono gli investimenti nella direzione del mantenimento delle capacita di incenerimento. Invece si vuole, si pretende che una decisione prescinda da tutte queste valutazioni. E vi assicuriamo, sono spesso, sempre più spesso gli stessi titolari degli impianti ad avvertire le condizioni di rischio legate a decisioni calate dall’alto. Insomma, un articolo scellerato, e sfacciato nella sua scelleratezza. Ma anche sconclusionato, e debole, debolissimo nelle argomentazioni a supporto. E se, mentre portiamo avanti il confronto per abolire a livello nazionale tale scelleratezza, saremo bravi ad usare le sue stesse contraddizioni, non è detto che alla fine l’effetto sia del tutto, o anche prevalentemente, negativo.

Vale la pena di tentarci.

 


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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 10/14/2014 04:40:00 AM




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SBLOCCA ITALIA, GLI AIUTI A ENEL E ALLE EX MUNICIPALIZZATE CON INCENERITORI "STRATEGICI"

Ai costi attuali, incenerire rifiuti per produrre energia non è un grande affare nemmeno se si dispone di impianti moderni ed efficienti. Il decreto, che viaggia in direzione contraria alla linea comunitaria del riciclo, punta però a mettere in circolo la spazzatura di tutta la Penisola dando un ruolo primario ai vecchi impianti di combustione.

Sblocca Italia, gli aiuti a Enel e alle ex municipalizzate con inceneritori “strategici”

L’obiettivo sembra ragionevole: attuare un “sistema integrato e moderno di gestione dei rifiuti atto a conseguire la sicurezza nazionale nell’autosufficienza e superare le procedure di infrazione per mancata attuazione delle norme europee di settore”. Il mezzo è controverso: DICHIARARE PER DECRETO GLI INCENERITORI “INFRASTRUTTURE STRATEGICHE DI PREMINENTE INTERESSE NAZIONALE” E PERMETTERE IL CONFERIMENTO DI RIFIUTI SOLIDI URBANI PROVENIENTI DA ALTRE REGIONI PER FARLI FUNZIONARE A PIENO CARICO. L’esito finale non è scontato, ma in realtà l’articolo 35 del decreto Sblocca Italia dà soprattutto una boccata d’ossigeno alle ex municipalizzate che gestiscono gli inceneritori e un aiutino all’Enel che intenderebbe convertire alcune centrali a olio combustibile, ormai obsolete, in impianti di recupero energia dai rifiuti urbani e speciali. Il termine “boccata d’ossigeno” non è usato a caso: ai costi attuali, incenerire rifiuti per produrre energia non è un grande affare nemmeno se si dispone di impianti moderni ed efficienti. Ne sanno qualcosa a Verona, dove il sindaco Flavio Tosi e i vertici della municipalizzataAgsm hanno puntato molto sul contestatissimo progetto di Ca’ del Bue, salvo scoprire pochi mesi fa che senza incentivi l’impresa non sta in piedi. Al nuovo impianto, infatti, non sono stati riconosciuti i contributi Cip6 di cui beneficiava il vecchio inceneritore e la regione Veneto ha inoltre tagliato da 190 a 150mila tonnellate annue la quota di rifiuti destinata a Verona. Il presidente di Agsm, il leghista Paolo Paternoster, ha dichiarato all’Arena che l’impianto si potrebbe anche fare “con una potenzialità di sole 150mila tonnellate, ma dovremmo innalzare la tariffa di conferimento da 140 ad almeno 160 euro a tonnellata e noi questo non lo vogliamo”. La ragione è semplice: sarebbe una tariffa totalmente fuori mercato e tanto varrebbe – anche a costo di dover pagare delle penali all’impresa spagnola che si è aggiudicata la commessa – rinunciare alla costruzione.

Ora però il decreto Sblocca Italia mette in circolo la monnezza di tutta la Penisola dando nuove speranze al sindaco Tosi e ai suoi fedelissimi che vedono così cadere il limite regionale di 150mila tonnellate. Però, di lì a dire che l’impianto sarà economicamente conveniente ce ne passa. A Torino, dotata di un modernissimo impianto a tre linee, “la tariffa di conferimento è di 116 euro a tonnellata più il trasporto – dice Pietro Colucci, presidente e amministratore delegato diKinexia e grande esperto di waste management – e la vicina Liguria deve decidere se spedirli lì, se spenderne circa 83 per conferirli in discarica o se fare come Napoli che smaltisce all’estero a un costo di 95 euro a tonnellata, più il costo del trasporto marittimo. Come sostengo da tempo, in Italia e in Europa si combatte una vera e propria guerra sui rifiuti con le imprese scandinave che praticano sconti sempre più aggressivi per far girare i loro impianti e con gli enti locali che si ritrovano a fare i conti con crescenti difficoltà di bilancio”. L’obiettivo dell’autosufficienza, dunque, non sembra così alla portata: “Dei poco più di 50 inceneritori presenti in Italia, ne resteranno una decina seri e di grandi dimensioni – sottolinea Colucci – i più piccoli sono destinati a chiudere al termine degli 8 anni di incentivi. Investimenti come quello di Torino, però, difficilmente verranno replicati: per fare l’impianto ci sono voluti 11 anni e a Firenze, dove avevano un progetto simile, Heraha poi rinunciato”.

Insomma, incenerire non conviene più e da anni la politica europea sui rifiuti va in tutt’altra direzione, che è quella dei rifiuti zero, con altissimi tassi di raccolta differenziata, di riuso e di recupero. “Il modello di business deve cambiare – dice ancora Colucci – Noi a Chivasso con il Comune e la Consulta ambientale abbiamo avviato il progetto WastEnd per realizzare un polo per il riciclo dei materiali in loco e contiamo di poter recuperare o riutilizzare in altre forme circa il 90-95% dei rifiuti”. Il progetto prevede circa 50 milioni di investimento in 3 anni, ha una valenza fortemente innovativa (si sta anche valutando la possibilità di realizzare il primo impianto in Italia per il recupero dei materassi), una discreta ricaduta occupazionale (si prevedono dai 50 ai 70 addetti) e soprattutto va nella direzione indicata dall’Europa, quella appunto dei “rifiuti zero”. Curioso il fatto che un premier giovane, riformista che si propone in totale rottura con il passato abbia definito “infrastrutture strategiche” i vecchi inceneritori anziché i poli per il riuso e il recupero dei rifiuti che giocoforza saranno il futuro. Del resto si tratta di una scelta coerente con tutto l’impianto dello SBLOCCA ITALIA CHE REPLICA LA VECCHIA RICETTA CLIENTELARE ALL’ITALIANA CON LE REGALIE AI CONCESSIONARI AUTOSTRADALI, la follia dell’Alta Velocità e il via libera alle trivelle per lo sfruttamento degli idrocarburi. Territorio, ambiente e cittadini, in questo schema, non sono proprio contemplati.

Tratto da Il Fatto Quotidiano




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lunedì 13 ottobre 2014

L'ESPRESSO SU TAV A FIRENZE





 

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giovedì 9 ottobre 2014

ROTTAMA ITALIA




 

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lunedì 6 ottobre 2014

ITALIA NOSTRA: OsservazionI al "Piano di Indirizzo Territoriale (PIT)" con valenza di Piano Paesaggistico

 

 

Al Presidente

del Consiglio Regionale della Toscana

Via Cavour, 2

50129 Firenze

 

OGGETTO: Osservazione al “Piano di Indirizzo Territoriale (PIT)” con valenza di Piano Paesaggistico. (Adottato con DCR n° 58 del 2 luglio 2014).

 

Mariarita Signorini,  in qualità di vice Presidente della sezione di Firenze di Italia Nostra e Consigliere nazionale  e Fulvio Batacchi, Presidente della sezione Italia Nostra di Prato  pongono all'attenzione sua e del Consiglio da lei presieduto le seguenti Osservazioni e proposte di modifica al “Piano di Indirizzo Territoriale” con valenza di Piano Paesaggistico adottato con DCR n° 58 del 2 luglio 2014.

 

Firenze, 3 ottobre  2014  

Osservazioni al P.I.T.

Ambito Piana FI-PO-PT   N°6  Invarianti strutturali n°3

 

Partendo dalla descrizione qui sotto riportata che nel PIT si fa di questo ambito,  si comprende subito quanta importanza abbia avuto nel corso della storia il reticolo idraulico dell’area in oggetto e di quanto tempo sia occorso per riuscire a trovare un equilibrio positivo tra antropizzazione del territorio e drenaggio dei suoli.

 

“p.25 (3.1)  …Gli insediamenti della pianura centrale derivano invece dalla progressiva bonifica idraulica, iniziata almeno in epoca romana e ancora in corso. In questo contesto s’ inserisce lo sviluppo di Firenze, legato alla prima maturazione dell’Arno verso l’alveo monocursale e quindi agli interventi umani che hanno forzato questa evoluzione…Il resto della pianura, fortemente edificato, è sempre stato condizionato dai problemi di drenaggio dei suoli…”

 

Il paragrafo sottostante bene evidenzia come oggi questo equilibrio sia precario.

 

“pag.29 (3.1) Dinamiche di trasformazione d’ambito e Criticità La pressione insediativa rappresenta il principale fattore di criticità per le aree di pianura dell’ambito. Il paesaggio idraulico ridisegnato dall’uomo richiede la costante opera di manutenzione e adattamento ai nuovi insediamenti. Accentuando la naturale tendenza alla forma pensile dei corsi d’acqua a forte carico solido, l’artificializzazione ha comportato l’aumento del rischio idraulico che, in buona parte dell’area, si attesta su valori elevati anche per la tendenza al riempimento degli alvei, conseguenza dell’arginamento. L’urbanizzazione, con l’aumento della superficie impermeabilizzata e degli impedimenti al deflusso delle acque di piena, causa un aumento del rischio, sia in termini di volumi d’acqua potenzialmente esondati sia in termini di crescente esposizione di beni e vite umane.”

 

Come descritto qui sotto il PIT dà precisi indirizzi per attuare politiche per il mantenimento di un equilibrio accettabile in un area così fortemente antropizzata…

 

“Pag.29 (3.1) Indirizzi per le politiche

Indirizzi per le politiche L’ambito è, con grafica evidenza, un sistema integrato montagna – pianura, dove la tutela dei beni territoriali e paesaggistici deve essere affrontata in forma integrata, in particolare per quanto riguarda le risorse idriche e i sistemi idrologici…

…Le aree della pianura necessitano, in virtù della loro condizione di territorio interamente modellato dall’uomo e dell’estensione dell’insediamento, della costante manutenzione e aggiornamento del sistema idraulico, anche in relazione ai dubbi che legittimamente si allargano sulla stabilità dei tempi di ritorno. Per alleggerire il carico di questa necessaria manutenzione è necessario:

• limitare il, già elevato, grado di impermeabilizzazione del suolo, se necessario orientando le opere verso le aree che meno contribuiscono alla moderazione degli eventi idrogeologici.”

 

E’ quindi, sempre secondo il PIT, indispensabile agire sul limitare il consumo di suolo indicando anche nello specifico le infrastrutture che hanno determinato e determineranno le criticità. 

 

Pag.31 (3.2) Ai processi di abbandono e di rinaturalizzazione delle aree montane e alto collinari si affiancano gli opposti processi di aumento dei livelli di artificialità del vasto sistema della pianura alluvionale tra Firenze e Pistoia…dove le dinamiche di trasformazione sono state caratterizzate da intensi processi di urbanizzazione e di consumo di suolo agricolo.

L’ampliamento delle aree urbane periferiche, lo sviluppo di un edilizia residenziale diffusa, la realizzazione di poli industriali e commerciali/artigianali e la realizzazione e recente ampliamento della rete delle infrastrutture lineari (assi autostradali A1, A11 e nuova Terza corsia autostradale) hanno fortemente caratterizzato le dinamiche di uso del suolo della pianura alluvionale, a cui si associano lo sviluppo…e del polo aeroportuale e dei rifiuti nella pianura fiorentina…”

 

A fronte di ciò sono comunque presenti sul territorio realtà naturalistiche importanti realizzate dalle Istituzioni Pubbliche dell’area che il PIT giustamente evidenzia.

 

“Pag.31 (3.2) …Il territorio di pianura è stato interessato anche da importanti interventi di tutela delle emergenze naturalistiche, con l’istituzione di un articolato Sito Natura 2000, recentemente ampliato al settore pratese (Stagni della Piana fiorentina e pratese), l’istituzione di un ricco sistema di aree umide protette, la realizzazione di interventi multifunzionali di difesa idraulica e di riqualificazione naturalistica e con il finanziamento di uno specifico progetto LIFE Natura Water SCI (Provincia di Prato). Negli ultimi anni parte del territorio della Piana tra Firenze e Prato è stato interessato da un processo di costruzione del “parco agricolo della Piana”, finalizzato alla conservazione e al recupero dei suoi peculiari caratteri agricoli, naturalistici e paesaggistici, ancora non tradotto in specifici atti pianificatori e gestionali.”

 

Il PIT riassume molto bene quali sono le criticità dell’ambito evidenziandole nei particolari …

 

“Pag.35 (3.2)  Criticità

La pianura alluvionale di Firenze-Prato-Pistoia rappresenta una delle zone della Toscana più critiche per i processi di artificializzazione, urbanizzazione e di consumo di suolo. A tali dinamiche, cui è legata la perdita e/o la frammentazione di aree umide, di agro-ecosistemi e di boschi planiziali, si affiancano complementari processi di rinaturalizzazione e di perdita di ambienti agricoli e pastorali nelle zone alto collinari e montane.

La pianura alluvionale e il sistema metropolitano Firenze- Prato-Pistoia presentano una notevole pressione insediativa, con centri urbani e periferie di notevole estensione, edificato residenziale sparso, vaste aree commerciali e/o industriali, elevata densità delle infrastrutture lineari di trasporto (Autostrade A1 e A11; SGC FI-PI-LI, strade a scorrimento veloce, linee ferroviarie) ed energetiche (elettrodotti ad AT e MT) e con presenza di una sviluppata attività vivaistica concentrata nella pianura pistoiese e in espansione verso quella pratese.

Tali criticità risultano particolarmente rilevanti nella pianura tra Prato e Firenze ove le aree umide, e le relittuali aree agricole, risultano assai frammentate e isolate (ad es. stagni di Focognano, La Querciola di Sesto F.no, stagno di Peretola, stagni di S.Ippolito di Prato).”

 

Ancora più preciso è il PIT nel paragrafo sottostante:

 

“Pag.36 (3.2)  …Particolarmente critica risulta la situazione nel territorio di pianura compreso tra Firenze e Campi Bisenzio, ove la presenza di diverse aree umide di elevato valore naturalistico, prima fra tutte l’ANPIL degli Stagni di Focognano, è associata ad un elevato grado di urbanizzazione residenziale e industriale (ad es. zona industriale dell’Osmannoro), a un rilevante effetto barriera degli assi autostradali A11 e A1, alla presenza della vasta discarica di Case Passerini e dell’aeroporto di Peretola, con recenti rilevanti consumi di suolo agricolo nella residuale Piana fiorentina e sestese (nuova scuola dei carabinieri e nuovo polo universitario) e con nuove previsioni edificatorie e aeroportuali, in grado di ridurre ulteriormente le zone agricole e le relittuali aree umide.”

 

Nel paragrafo sottostante si descrivono quindi gli obbiettivi che le Amministrazioni Pubbliche competenti per la pianificazione e gestione sull’Ambito Piana FI-PO-PT n°6 devono porsi:

 

“Pag.37 (3.2)  Indirizzi per le politiche

 

Gli obiettivi a livello di ambito per l’invariante ecosistemi sono finalizzati principalmente a mitigare e limitare gli effetti dei processi di urbanizzazione e consumo di suolo delle aree di pianura e dell’abbandono degli agro-ecosistemi collinari e montani. Gli obiettivi sono finalizzati anche a valorizzare l’elevato valore naturalistico e paesaggistico delle aree umide di pianura… Nella pianura tra Firenze e Pistoia, e in quella situata alla periferia orientale di Firenze, gli indirizzi sono finalizzati alla tutela del paesaggio agricolo e delle aree umide residuali, alla riduzione dei processi di consumo di suolo e di urbanizzazione, salvaguardando le residuali aree non urbanizzate e i principali elementi di continuità ecosistemica (direttrici di connettività ecologica da ricostituire o riqualificare) e impedendo la saldatura tra gli elementi a maggiore artificialità mantenendo i residuali varchi tra l’urbanizzato.

….Per la relittuale pianura di Firenze, Sesto Fiorentino e Campi Bisenzio gli indirizzi sono finalizzati ad una cessazione dei processi di urbanizzazione e di nuovo consumo di suolo, alla tutela e riqualificazione delle aree umide e al mantenimento e riattivazione delle residuali aree agricole…attraverso il mantenimento e la riqualificazione ecologica del reticolo idrografico minore, la mitigazione dei numerosi elementi infrastrutturali (in particolare degli assi autostradali A11 e A1) evitando la realizzazione di nuovi elementi di barriera…

…La gestione conservativa delle aree umide e planiziali costituisce una priorità per le zone interne al Sito Natura 2000 Stagni della Piana fiorentina e pratese e al sistema regionale di aree protette…”

 

Quindi nel sistema delle invarianti strutturali che il PIT definisce, la fragilità idraulica della piana, l’impatto paesaggistico, territoriale e ambientale sulle aree residenziali periferiche e gli spazi aperti residui della piana causato dalle grandi infrastrutture di servizio e dai loro previsti ampliamenti, quali: aeroporto di Peretola, termo- valorizzatore-discarica di Case Passerini, assi autostradali etc. etc., sono chiaramente e senza ambiguità riconosciute come criticità importanti sulle quali intervenire con politiche di programmazione territoriale adeguate e soprattutto finalizzate a evitare il consumo di suolo.

E quando si danno direttive di questa portata:

 

“Pag 67 (5.1)              DISCIPLINA D’USO

                                Obbiettivi di qualità e direttive

Obiettivo 4: Salvaguardare e riqualificare il sistema fluviale dell’Arno e dei suoi affluenti, il reticolo idrografico minore e i relativi paesaggi, nonché le relazioni territoriali capillari con i tessuti urbani, le componenti naturalistiche e la piana agricola

Direttive correlate

Gli enti territoriali e i soggetti pubblici, negli strumenti della pianificazione, negli atti del governo del territorio e nei piani di settore, ciascuno per propria competenza, provvedono a:

4.1 - tutelare la permanenza dei caratteri paesaggistici dei contesti fluviali, quali fasce di territorio che costituiscono una continuità fisica, morfologica e percettiva con il corpo idrico, anche in considerazione della presenza di elementi storicamente e funzionalmente interrelati al bene medesimo:

• evitando i processi di urbanizzazione che aumentino l’impermeabilizzazione;

• promuovendo interventi di riqualificazione paesaggistica delle aree compromesse, anche attraverso la delocalizzazione dei volumi incongrui.

4.3 - tutelare e riqualificare il reticolo idrografico minore, le zone umide e gli ecosistemi torrentizi e fluviali (corridoi ecologici fluviali da riqualificare individuati nella Carta della rete ecologica), anche tramite interventi di ampliamento delle fasce ripariali e di controllo delle specie aliene, rendendo maggiormente compatibili le periodiche attività di taglio della vegetazione delle sponde.”

 

                                                                    OSSERVAZIONI

 

Diventa impossibile non notare la assoluta divergenza normativa introdotta con l’approvazione della DCR n° 74/13,  variante al PIT che prevede l’ampliamento dell’Aeroporto Vespucci a Peretola, essendo chiarissimo che le criticità più volte e molto chiaramente espresse nel PIT stesso quali: il consumo di suolo, l’urbanizzazione,  l’aumento della superficie impermeabilizzata, gli impedimenti al deflusso delle acque di piena,  la fragilità del reticolo idrogeologico della piana verranno ulteriormente aggravate dalla realizzazione di questa infrastruttura che oltre a tutto quanto prima evidenziato, richiede un riassetto idrogeologico dell’area di estrema rilevanza e di incerta riuscita in quanto stravolge una situazione di equilibrio già a rischio ma comunque “testato” storicamente ( pag.25-3.1).

 

Non è istituzionalmente possibile che un Piano Integrato del Territorio, ancor prima della sua definitiva approvazione, sia già smentito nelle sue più importanti enunciazioni da una integrazione al PIT medesimo.

Il Piano, che dovrebbe essere il punto normativo di riferimento per la gestione del territorio di tutta la Toscana, perde la sua valenza dal momento in cui lo stesso ente che lo promuove, la Regione Toscana, approva varianti allo stesso che non tengono conto delle invarianti che enuncia.

 L’esempio di ciò è la previsione, per poter realizzare la nuova pista,  dello spostamento del Fosso Reale, che risulta tutta da verificare nella sua validità da studi che ad oggi non esistono, senza considerare gli enormi investimenti necessari alla realizzazione dell’opera e arrivando ad uno sconvolgimento di tutto il reticolo idrogeologico dell’area dove invece nel PIT si parla di “salvaguardare il reticolo…”.

Inoltre la realizzazione di questa infrastruttura porterebbe grave danno se non la scomparsa di importanti oasi faunistiche (pag.36-3.2) per la realizzazione delle quali vi sono stati investimenti da parte di Amministrazioni Pubbliche e dell’UE, causando ciò un evidente danno erariale.

In sostanza riteniamo che l’approvazione del PIT così com’ è attualmente strutturato risulti assolutamente incompatibile in relazione alla variante sull’ampliamento aeroportuale di Peretola DCR n°74/13 già approvata il 16-07-2014,  e quindi facile soggetto a ricorsi di legittimità presso le autorità preposte.

 

Mariarita Signorini                                                         Fulvio Batacchi

Vice presidente sezione di Firenze e                                 Presidente sezione d’Italia Nostra  Prato

Membro di Giunta

Consiglio nazionale Italia Nostra

 

 

 

 



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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 10/06/2014 09:09:00 AM




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giovedì 2 ottobre 2014

Le mani sul paesaggio. Viticoltori e paure immotivate per gli indirizzi del PIT regionale

 

Un fronte agguerrito di speculatori edilizi, industriali del marmo delle Apuane e imprenditori enologici, singoli e associati – purtroppo con il sostegno convinto o interessato di molti amministratori locali – da giorni sta manifestando, a mezzo stampa, la sua insofferenza e la sua contrarietà per qualsiasi nuova regola di governo del territorio che sia finalmente e responsabilmente dettata da criteri razionali di compatibilità con gli equilibri dell'ambiente e del paesaggio, del resto in totale coerenza con le normative europee, italiane e toscane.

 

Tale martellante e sconcertante levata di scudi contro il primo Piano di Indirizzo Territoriale della Regione Toscana con valenza di piano paesaggistico, approvato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e adottato dal Consiglio Regionale (ora nella fase della raccolta delle osservazioni), sta assumendo le dimensioni di una vera e propria crociata, che contrasta radicalmente con le richieste dei cittadini e delle associazioni che hanno a cuore la tutela e la valorizzazione sostenibile dei beni comuni a base paesistico-ambientale (secondo il dettato dell'art. 9 della Costituzione e di tante leggi vigenti, a partire dalla Convenzione Europea del Paesaggio).

Siamo di fronte ad una prepotente pretesa da parte di precise forze economiche di eliminare non solo qualsiasi prescrizione ma addirittura qualsiasi direttiva-indirizzo o anche suggerimento presente nel PIT, al fine di avere mani completamente libere di potere trasformare a piacimento il territorio rurale – vincolato o non vincolato che sia – da parte di palazzinari, scavatori e viticoltori-agricoltori: una pretesa del tutto inaccettabile per i cittadini e le associazioni sensibili per le sorti del nostro patrimonio già abbondantemente degradato. E' facile immaginare, infatti, le conseguenze inevitabilmente negative che l'accoglimento da parte dell'amministrazione regionale di tale anacronistico indirizzo avrebbe sul suolo e sul territorio in termini di ulteriore consumo e di ulteriore aggravamento degli equilibri/squilibri idro-geologici: processi che, in Toscana e in Italia, hanno indiscutibilmente da tempo superato – rispetto agli altri Paesi europei – il livello di guardia, come dimostrano i dati sulla superficie urbanizzata, in forte crescita negli ultimi decenni, e gli eventi calamitosi di inondazioni e frane che si succedono con sempre maggiore frequenza e rovinosità.

 

Quanto alla sostanza del problema per i nuovi vigneti o i reimpianti viticoli (come per tutte le monocolture di rilevanti dimensioni), è arrivato il momento di fare chiarezza.

Le affermazioni apodittiche espresse da alcuni agricoltori singoli o associati circa la presenza, nel piano, di norme cogenti di significato negativo, sono del tutto infondate – e quindi false, e forse dettate da qualche oscuro disegno politico –, come può verificare chiunque attivando il sito internet della Regione Toscana dove sono visibili tutti i documenti del Piano.

Infatti, in nessuna parte del PIT si prescrive il divieto assoluto di creare nuovi vigneti. Basti qui ricordare l'art. 12 comma 2c della specifica “Disciplina per l'invariante strutturale I caratteri morfo-tipologicio dei paesaggi rurali”, che si limita a prevedere:

 

“...la realizzazione, negli interventi di riorganizzazione agricola, di una maglia dei coltivi anche più ampia di quella tradizionale e compatibile con la meccanizzazione agricola, purché ben strutturata sul piano morfologico e percettivo, ed efficacemente equipaggiata dal punto di vista ecologico e del contenimento dei fenomeni erosivi...”.

 

La lettura degli “Indirizzi per le politiche”, ovvero la parte in qualche modo regolamentare per i 20 ambiti in cui è stata suddivisa la Toscana, dimostra che in nessuna area della regione – neppure in quelle della viticoltura di grande pregio, come il Chianti (ambito 10) e le aree di Montalcino (ambito 17 Val d'Orcia e Val d'Asso) e di Montepulciano (ambito 15 Piana di Arezzo e Val di Chiana) – viene affermata l'assoluta impossibilità di realizzare impianti viticoli o di altre monocolture.

Invece, partendo dalla evidenziazione di oggettive criticità di ordine geo-morfologico e idraulico (processi di erosione e dilavamento dei versanti in atto, o comunque prevedibili, per la dominanza smodata delle lavorazioni a rittochino, cioè praticate secondo le massime pendenze), oltre che di ordine paesaggistico (semplificazione eccessiva della maglia agraria e impoverimento dei contenuti paesaggistici tradizionali), ci si limita ad esprimere termini come “indirizzi” e “incentivi”. E ciò, a favore della varietà e dell'alternanza delle coltivazioni, vigneti compresi, meglio se di dimensioni più piccole rispetto a quelli abnormi, di tipo californiano, fin qui realizzati, con cura maggiormente attenta della vegetazione arborea e arbustiva di coltivazione e di corredo e delle sistemazioni idraulico-agrarie, per diffondere quelle più efficaci (augurabilmente quelle a orientamento orizzontale od obliquo). Il fine è o dovrebbe essere a tutti evidente: quello di limitare “i fenomeni erosivi”: possibilmente “mediante l'interruzione delle pendenze più lunghe e la predisposizione di sistemazioni di versante”, come si legge per Montalcino e per altre aree.

A conclusione, viene da chiedersi se i viticoltori toscani conoscano i paesaggi viticoli della concorrenza italiana ed europea, con risposta obbligata negativa.

Gli indirizzi sopra enunciati del PIT – indirizzi, quindi assolutamente non divieti e non prescrizioni vincolanti! – sono razionali e del tutto condivisibili. Essi trovano conferma non solo nella tradizione sapiente dell'agricoltura toscana sette-otto-novecentesca – specialmente incentrata sugli agronomi imprenditori illuminati dell'Accademia dei Georgofili (a partire dai ben noti Agostino Testaferrata, Cosimo Ridolfi e Bettino Ricasoli) –, ma anche nell'esperienza tecnico-scientifica attuale, che per molti versi si richiama all'antico, di molte aree viticole di qualità dell'Italia settentrionale (Langhe e Monferrato, vallate alpine a partire dalla Val di Cembra, Friuli Venezia Giulia come ad esempio l'area di Cormons, ecc.) e dell'Europa centro-occidentale (ad esempio la regione renana svizzera-tedesca-francese e quella danubiana della Bassa Austria e dell'Ungheria).

Tutte queste aree ancora oggi presentano vigneti sistemati con una varietà di orientamenti e con sistemazioni efficaci in termini di difesa del suolo: ovviamente, non più solo i terrazzamenti stretti e ripidi della viticoltura eroica, ma anche quelli più larghi, appositamente raccordati tra di loro e di dimensioni tali da consentire il lavoro meccanizzato. Tali aree, per l'armonia, l'equilibrio e anche la varietà delle forme del loro bel paesaggio, si sono affermate specificamente anche come destinazioni turistiche di un crescente movimento nazionale e internazionale verde, proprio in virtù della stretta integrazione fra qualità dei prodotti e qualità del paesaggio, ciò che produce lavoro e benessere nel territorio, a partire dalle imprese agricole.

Al riguardo, basti ricordare le aree viticole di Lavaux in Svizzera e del Medio Reno tra Koblenz e Bingen in Germania, che da una decina d'anni sono state riconosciute come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO.

 

Ebbene, sarebbe troppo fare capire che le indicazioni del PIT guardano proprio a tali esperienze e dovrebbero essere accolte come indirizzi progressivi nella direzione dello sviluppo sostenibile proprio delle aree rurali e dell'agricoltura della Regione, da attuare con lungimirante convincimento e senso di riconoscenza anche e in primo luogo dagli agricoltori toscani?

 

 

Leonardo Rombai

Professore Ordinario di Geografia nell'Università di Firenze

Presidente di Italia Nostra, Sezione di Firenze



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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 10/02/2014 04:01:00 AM




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