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venerdì 29 maggio 2015

Biomasse. La Asl: conseguenze sulla salute. Esclusiva OK!Mugello..... e le reazioni alle TALPE ;-)

Da Redazione OK!mugellomercoledì 27 mag 2015

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Da Redazione OK!mugellomercoledì 27 mag 2015

OK!Mugello è entrato in possesso del documento (da fonte riservata) e rende note in anteprima alcune delle sue parti. Anche i tecnici della Asl (Igiene e Sanità Pubblica), chiamati ad esprimersi sull’impianto a biomasse di Petrona da un comune mugellano, affermano testualmente che ‘la combustione diretta di biomasse legnose, a causa della tossicità delle emissioni, e del basso potere calorifero di questi combustibili non risulta poter essere un’alternativa valida dal punto di vista ambientale ai combustibili fossili”.

Ancora, e ancora più categorico, spiega: “Impianti a combustibili fossili e a gas naturale hanno un impatto sull’ambiente nettamente inferiore a quello prodotto dalla combustione di biomasse, anche quando si adottano le migliori tecnologie disponibili per la combustione ed il trattamento dei fumi”. Come dire, aggiungiamo noi, non veniteci a dire che installerete dei filtri eccetera.

Tanto più che, spiegano i tecnici, nella zona non è mai stata installata una stazione di rilevamento della qualità dell’aria. Ed è così difficile capire se le emissioni della centrale (sommate a quelle già esistenti in zona) non porteranno ad un peggioramento della qualità dell’aria e rimarranno davvero al di sotto dei limiti consentiti.

Di più: “Sebbene entro i limiti previsti dalla legge gli inquinanti emessi dagli impianti di combustione hanno comunque degli effetti sulla funzionalità dell’apparato respiratorio, circolatorio ed endocrino, trattandosi per la maggior parte di agenti irritanti e, in alcuni casi, tra i possibili cancerogeni”.

Certo, spiegano dalla Asl, nel caso si conoscessero le concentrazioni degli inquinanti prima e dopo l’entrata in funzione della centrale si potrebbero comunque cercare di studiare nel dettagli gli effetti sulla salute. Studi che, comunque, risulterebbero molto difficili.

Tanto più che, nella zona, negli ultimi anni si è registrato un notevole aumento di utenze domestiche a legna e pellet, le cui emissioni, naturalmente, s andrebbero a sommare a quelle della centrale.

FONTE:
Leggi tutto: Biomasse. La Asl: conseguenze sulla salute. Esclusiva OK!Mugello – OK!Mugello : OK!Mugello 
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Si pubblica il documento che il Dipartimento della Prevenzione U.F.C. Igiene e Sanità Pubblica Setting Mugello, con oggetto “Centrale a biomasse in località Petrona: conseguenze sulla salute e sull’ambiente”, ha inviato nei giorni scorsi al Comune di Borgo San Lorenzo all’attenzione dell’Assessore Bonanni e per conoscenza all’Arpat e alla Città Metropolitana di Firenze Dipartimento Territorio e Programmazione P.O. Qualità Ambientale.

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Visto che l'amministrazione dichiara che avrebbe reso pubblico il documento, non si capisce più di tanto il loro problema al fatto che sia stato pubblicato sui giornali per informare i cittadini (ci chiediamo, al contrario,........sarebbe davvero uscito??). Qui sotto alcuni articoli inerenti:

  1. Borgo, le biomasse e la ‘ talpa ‘. Il Comune precisa
  2. Biomasse. La richiesta del Comune di Borgo, anteprima
  3. Petrona. Il Comitato attacca: “Si protegge candidata Capirossi”

Altro:


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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 5/29/2015 04:21:00 PM




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martedì 19 maggio 2015

UN NUOVO LIBRO DI MONTANARI


CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI
PUBBLICATO SU: http://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/



Presentazione a Firenze del libro di Tomaso Montanari "Privati del Patrimonio". La difesa e la tutela del patrimonio  culturale come fattore  costituente della civitas.  Segnaliamo questa iniziativa che offrirà spunti di riflessione e di azione.




venerdì 15 maggio 2015

PERETOLA: L'ECCEZIONE E LA REGOLA

                                                                                                                                                                                  

CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI
PUBBLICATO SU: http://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/

L'ECCEZIONE CHE NON CONFERMA LA REGOLA

Sulla questione della nuova pista di Peretola si sta verificando quanto temevamo (notiziari del 22/11 e del 15/12 dell'anno scorso). In presenza di potentati economici locali ed internazionali, una volta ipotecata un'area, ben difficilmente Regione Toscana potrà esigere il rispetto delle condizioni inserite nella cosiddetta "Integrazione al PIT per la definizione del Parco Agricolo della Piana e per la qualificazione dell'Aeroporto di Peretola", a cominciare dalla lunghezza della pista. Anche grazie alla legislazione aeroportuale si afferma un principio di eccezione che svuota di senso ogni dichiarata volontà pianificatoria.


Così al momento della presentazione del voluminoso Studio di Impatto Ambientale presentato a marzo possiamo ascoltare AdF (Aeroporto di Firenze) dire che il potenziamento dell'aeroporto gode del favore dell'88% della popolazione, e che produrrà, oltre alla crescita del traffico, un incremento di 2.200 nuovi posti di lavoro diretti e di 8.400 tra indiretti e indotti. E può accadere che in aprile, dopo una vasta manifestazione di protesta dei cittadini della Piana, Roberto Naldi, Presidente di Corporacion America Italia, socio di maggioranza degli aeroporti di Firenze e di Pisa, possa magnificare sulla stampa i meriti ambientali di una pista sfacciatamente piazzata al centro di una città appena definita  "metropolitana". O di ascoltare il presidente di AdF Marco Carrai assicurare che la società provvederà a "la ricollocazione e riqualificazione delle aree umide protette, al fine di 'ricreare il paesaggio agrario tipico della piana fiorentina".


Da allora quasi ogni giorno AdF, con vistose pagine pubblicitarie su un qualche quotidiano cittadino ci ammonisce circa la forza economica e la determinazione politica di chi sta portando avanti quel progetto.


 

                                                            

                                                            Breve filmato sull'impatto acustico di un atterraggio https://youtu.be/i8rn04oE0z8

            Ma anche a Renzyland le cose non sono semplici. Ce lo ricorda una lettera che Paolo Baldeschi ha inviato alla stampa e che qui sotto pubblichiamo

Piu' trasparenza sul nuovo aeroporto di Firenze

lettera al Corriere Fiorentino, di Paolo Baldeschi, 11 maggio 2015.

Caro Direttore,

il progetto di nuovo aeroporto di Firenze si presenta attualmente come un 'giallo' ingarbugliato. Ma prima di spiegare perché, occorre ricordare che in gioco non sono solo una pista e le sue attrezzature, ma il rifacimento completo della parte della Piana a contatto con Firenze: tra l'altro, la deviazione e ricostruzione di un ampio tratto del Fosso Reale, il nuovo sistema di raccolta delle acque basse, le aree di compensazione delle superfici impermeabilizzate, il nuovo collegamento (quanto mai improbabile) tra il centro di Sesto Fiorentino e l'Osmannoro; per non parlare delle interferenze con il polo universitario di Sesto e dei vincoli che ne impediranno l'ampliamento. Progetti di questo tipo ed entità, secondo la normativa europea, nazionale e regionale, devono essere accompagnati da un ampio ed effettivo processo di partecipazione. Nella fattispecie, la Regione Toscana si è impegnata, in sede di Variante del Piano di indirizzo territoriale, a sottoporre il progetto a Dibattito pubblico, così come è previsto dalla legge 46/ 2013, la legge di promozione della partecipazione.

Nel cercare di dipanare il 'giallo' si notano diverse anomalie. Una prima – se non nelle procedure, nella sostanza – è che il piano di una parte così critica e delicata dell'area metropolitana fiorentina sia affidato a un privato – la società aeroporto di Firenze e da lei a ENAC,  un ente che non ha nei propri compiti statuari la progettazione di aeroporti (né, tantomeno, la pianificazione del territorio circostante): un piano, in cui la Regione Toscana potrà intervenire solo attraverso osservazioni e pareri nella Conferenza di servizi. Una seconda anomalia è che il progetto di ENAC, attualmente sottoposto a Valutazione di Impatto Ambientale, preveda una pista di 2400 metri, in difformità dai 2000 metri della Variante del Pit. Tuttavia la maggiore anomalia, è segnalata da questa domanda: che tipo di progetto è attualmente in discussione presso la commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale? Secondo le procedure dichiarate dal proponente si dovrebbe trattare di un "Progetto definitivo". Tuttavia, appare evidente a chiunque legga la documentazione depositata presso il Ministero dell'Ambiente che il progetto in molte parti è carente e in altre elaborato solo in linea di massima; perciò, non di "Progetto definivo" si tratta, bensì di "Progetto preliminare", che, non a caso, il proponente definisce come "Master Plan". Ma le stranezze non si fermano qui. Nel documento "Studio di impatto ambientale – aspetti generali", ENAC afferma che "Il Master Plan è assunto al pari del progetto preliminare/definitivo". Preliminare o definitivo? Non può essere contemporaneamente le due cose. E, in effetti, trattandosi di un piano che ha impatti significativi sull'ambiente, secondo l'art. 6 c. 1 del D. Lgs. 4/2008, deve essere sottoposto a Valutazione ambientale strategica nella fase di "Progetto preliminare" e solo dopo avere superato questa prima valutazione, assoggettato a Valutazione di impatto ambientale. La distinzione non è di poco conto, perché, secondo la legge sulla Partecipazione, il Dibattito pubblico va attivato, di norma, prima del Progetto definitivo, ossia prima che tutte le principali opzioni siano decise.
Comunque la si pensi sull'utilità o meno di un nuovo aeroporto con caratteristiche analoghe a quello di Pisa, si dovrebbe essere concordi nel chiedere maggiore trasparenza e maggiore chiarezza su un progetto che ridisegna una parte importante e critica del territorio fiorentino e riguarda la qualità di vita, la salute e la sicurezza di tanti cittadini. E la Regione Toscana, anziché restare ai margini del gioco, dovrebbe almeno pretendere il rispetto delle garanzie di trasparenza e valutazione pubblica cui essa stessa si è impegnata di fronte ai propri cittadini.


mercoledì 6 maggio 2015

CONOSCERE, AMARE, TUTELARE GLI ALBERI


 CITTADINI AREA FIORENTINA
COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE
CONOSCERE, AMARE, 
TUTELARE GLI ALBERI





sabato 2 maggio 2015

TAV: UN COMMENTO SU REPUBBLICA






CITTADINI AREA FIORENTINA

COMITATI DEI CITTADINI - FIRENZE

PUBBLICATO SU: http://cittadiniareafiorentina.wordpress.com/



NODO FERROVIARIO: UN COMMENTO
SU "LA REPUBBLICA"


 


Condividendone i contenuti, inoltriamo e pubblichiamo un articolo a firma di Paolo Celebre e Francesco Re comparso, lo scorso 1° maggio, sulla pagina fiorentina de la Repubblica. Una buona sintesi per un arduo tema che necessiterebbe di essere approfondito. L'augurio è che le questioni sollevate e qui sinteticamente illustrate, riportino il dibattito alla dimensione politica e alla concretezza dei problemi da affrontare e risolvere, riaprendo un serio confronto sulla stampa locale. Ma favoriscano anche l'apertura di tavolo tecnico con rappresentanti degli enti locali, di RFI, e dei cittadini che ponga in tempi rapidi le premesse per la moratoria delle opere avviate e l'individuazione delle alternative concrete per uscire dal disastro in cui la città è stata portata dall'avvio di grandi opere inutili e controproducenti.


L'ALTA VELOCITA' E' MEGLIO ORA

A Campo di Marte lo scavo del tunnel AV è fermo. Le indagini fiorentine sull'Alta Velocità hanno portato già alle richieste di rinvio a giudizio. L'estensione al "sistema delle Grandi Opere"  rivela che Firenze non è caso isolato. Il nuovo Ministro Del Rio, dichiara origine di tutti i mali la "legge obiettivo" da abolire subito: quella che governa i "grandi lavori" di Firenze. Dichiara anche : "le uniche Grandi opere sono quelle utili". Agli ex Macelli tuttavia si è ripreso a costruire la Foster, senza la certezza che sarà raggiunta dai binari. Chi decide? Non è questa un'occasione d'oro per abbandonare un progetto inutile e dannoso ?
L' AV c'è a Firenze dal 2009 e scambia con i regionali a S. M. Novella al centro della rete bus e servita dalla tramvia. Dopo invece, i toscani impiegheranno circa 30' tra regionali e AV con la "navetta"; i fiorentini dovranno andare alla Foster (ex Macelli) chiusa tra due torrenti e la ferrovia, non servita da bus e tram (la linea 2 la sfiora ad est).
I treni AV che fermano a Firenze risparmiano qualche minuto per Roma.
Tutto questo, dicono, per ottenere due binari in più – 6 in totale – per introdurre il servizio  metropolitano tra Prato e Pontassieve, oltre al regionale e all'AV. Ma ad Est di Campo di Marte i binari rimangono comunque 4, due per l'AV e Reg.Vel. e due sul vecchio tracciato per Valdarno e Mugello.
Il Protocollo del 2011 RFI - Enti locali asseriva però che per migliorare i servizi non bastano stazione e binari. Occorre un "modello di esercizio del Nodo" che ne ottimizzi le potenzialità, sia nel definire i servizi che le priorità di investimento. Adempimenti previsti e mai avviati. Insomma per fiorentini e toscani l'AV funziona meglio ora che dopo. Che si aspetta a interrompere i lavori e a iniziare a fare le cose utili già previste nel 2011?
Una volta liberi da un errore che divora risorse e realizzate le opere del Protocollo ed il "modello di esercizio", si potranno riconsiderare nuove alternative di lungo termine mirando più al vantaggio dei passeggeri che alla velocità dei treni.

Ad esempio:
·        tunnel per i regionali con corrispondenza sotterranea a S. M. Novella prolungato fino alla "Leopolda" e alla linea per Pisa, stazione AV a S. M. Novella e in subordine a Campo di Marte.
·        tracciato in superficie mediante riqualificazione urbanistica del "laccio" e stazione AV a Campo di Marte.
·        tracciato sub collinare da Campo di Marte fino al Sodo, stazione AV a S. M. Novella e in subordine a Campo.Marte.
Esse devono essere precedute dalle opere del Protocollo e da altre comunque essenziali. Citiamo solo: rettifiche e adeguamenti sulla linea per Pontassieve - Incisa e raddoppio tra Rifredi e Statuto.


Paolo Celebre
Francesco Re









venerdì 1 maggio 2015

Wwf di Forlì ricorre contro l'autorizzazione degli inceneritori

COMUNICATO STAMPA
Comunicato -   WWF Forlì 29 Aprile 2015
L’Europa detta le direttive comunitarie e l’Italia come al solito le disattende. succede così frequentemente e su così tante questioni che quando si apre un vuoto legislativo si rischia di non accorgersene e le autorizzazione indebite fioriscono. Così sta succedendo anche per gli inceneritori di rifiuti solidi urbani. Un vero cancro per la salute pubblica e per l’ambiente.
Così succede anche per l’inceneritore di Forlì che è in attesa di ottenere l’autorizzazione provinciale per diventare un impianto di incenerimento di rifiuti urbani come “operazione di recupero” (formula R1) e non di “smaltimento” (D10) come classificato attualmente.
Ma per capirlo occorre andare con ordine e riepilogare i passaggi cronologici che ci stanno portando da un vuoto legislativo ad una voragine di illeciti. La recente Legge 164/2014, la cosiddetta “Sblocca Italia”, consentirebbe all’impianto forlivese il passaggio da D10 “incenerimento a terra” a R1 “Utilizzazione principalmente come combustibile o come altro mezzo per produrre energia”.
In sostanza si passerebbe dall’incenerire 120.000 tonnellate all’anno di rifiuti solidi urbani del territorio a 180.000 di rifiuti di qualunque genere provenienti da tutt’Italia. A monte di tutto questo c’è la Direttiva 2008/98/CE dell’Unione Europea (comune per tutti gli Stati membri che devono rispettare) che stabilisce, con una formula, il procedimento “per il calcolo dei livelli di efficienza di recupero del contenuto energetico dei rifiuti urbani, qualora essi siano destinati alla produzione di energia elettrica e/o termica”.
Ovviamente l’Italia ha “adottato”, nel 2013, il concetto della Direttiva Europea con un Decreto Ministeriale DM 07/08/2013 (G.U. n. 193 - 19 agosto 2013). Ma, dato che siamo notoriamente distratti, per non smentirci, abbiamo modificato i parametri di calcolo comunitari a nostro vantaggio rendendoli difformi da quelli della Direttiva comunitaria.
Si sono così create condizioni di concorrenza sleale verso gli impianti degli altri Paesi europei e di “favore” per i nostri inceneritori (che solo in Italia, per un neologismo incomprensibile, sono definiti “termovalorizzatori”) i quali potranno diventare tutti d’ufficio “insediamenti  strategici di preminente interesse  nazionale”.
Una presa in giro a totale vantaggio economico (è risaputo che l’incenerimento dei rifiuti gode di sostanziosi contributi liberali detti “certificati verdi” che i cittadini pagano nella bolletta energetica) per i proprietari-gestori degli impianti ma un incubo per i cittadini che pagano le tasse e in cambio ottengono solo un aumento indesiderato degli inquinanti ambientali e maggiori rischi per la salute pubblica.  
Ma, il legislatore nazionale si è dimenticato che la Commissione Europea ha richiesto l’abrogazione del decreto ministeriale del 7 agosto 2013 e, con una comunicazione formale di fine 2014 (EU Pilot 5714/13/ENVI), ha avvertito il Ministro dell’Ambiente Galletti che avrebbe dovuto riallineare i parametri della formula per il calcolo dell’efficienza energetica a quelli europei, onde evitare l’apertura formale di una procedura di infrazione a danno dell’Italia.
Il Ministro, il 18 febbraio scorso, quando i termini per la modifica del decreto erano scaduti a fine gennaio, ha solo relazionato alla Commissione Ambiente della Camera dell’avvenuta comunicazione della Commissione Europea annunciando che “è in corso di predisposizione una bozza di decreto con le modifiche necessarie alla risoluzione del caso”.
Nel frattempo le pratiche amministrative sono andate avanti utilizzando i parametri del decreto “incriminato” e si sono autorizzati trasformazioni di impianti di incenerimento (D10) a “recuperato di energia” (R1) beffando non solo i partner europei ma soprattutto i cittadini italiani.
Per questi motivi, “dato che a tutt’oggi non risulta l’adozione di alcun atto ministeriale che adegui il predetto decreto alla disciplina comunitaria”, il WWF Forlì-Cesena, congiuntamente all’Associazione “Medici per l’Ambiente di Forlì-Cesena” oltre a “Eco Istituto di Faenza”, nei giorni scorsi, sono intervenuti nei confronti della nostra Provincia con una “istanza” che la invita a riconsiderare e a respingere la pratica autorizzativa in corso a favore dell’inceneritore forlivese “così da scongiurare qualsivoglia atto illegittimo”. 
Ancora una volta un “vuoto legislativo” che rischiava di diventare una “voragine” di illeciti comunitari è stato riempito da un’azione civile dei cittadini sensibili e attenti alle tutela dell’ambiente e della salute collettiva.
Wwf Forli
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Postato da Associazione "Vivere in Valdisieve" su Associazione "Vivere in Valdisieve" il 4/30/2015 05:35:00 PM



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