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domenica 18 giugno 2017

cascinae delendae sunt

CITTADINI AREA FIORENTINA
AMMINISTRAZIONE COMUNALE: "CASCINAE DELENDAE SUNT"
.Ovvero come si può violentare e distruggere il più importante parco pubblico di Firenze!

La parafrasi del celebre motto di Marco Porcio Catone contro Cartagine, potrebbe sintetizzare il modo di amministrare il primo e più importante parco pubblico fiorentino perseguito dalle amministrazioni comunali fiorentine da più di venti anni, e che la giunta Nardella - succedanea della precedente Renzi - sta perfettamente interpretando.
Su l'edizione fiorentina de "la Repubblica" di domenica 11 giugno ben due pagine della cronaca locale annunciavano un'altra tappa importante della "riqualificazione" del parco portata avanti dal Sindaco:
" Visarno Arena: la città del rock è diventata realtà"
Le Cascine trasformate in 'città del Rock' in una foto scattata il 12 giugno
Il Visarno è il grande podere delle Cascine compreso fra il fosso Macinante, via della Catena, il Viale degli Olmi e Via delle Cascine, che fino a qualche anno fa ospitava l'omonimo ippodromo.
Insomma un'altra vasta area del parco privatizzata e trasformata in luogo di intrattenimento a forte impatto urbanistico.
Le dimensioni dell'intervento e le sue caratteristiche traspaiono bene dal tono entusiastico dell'articolo/peana di Fulvio Paloscia sui lavori in corso per realizzare la "nuova città del rock":
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«È come costruire una città nella città. Quelli delle Nozze di Figaro, la società che non solo organizzerà la lunga estate rock dell'ippodromo del Visarno, ma che sta anche allestendo l'arena dal nulla, le chiamano "opere di urbanizzazione" …Lavorano alle Cascine da un mese pensando non solo ai concerti di quest'anno, ma anche al futuro. Il concertone dei Radiohead, mercoledì 14, sarà la prima pietra di uno spazio live che si prospetta come uno dei più importanti d'Italia. Qualcosa che cambierà il volto della città…».
Alcuni dati: «…hanno potenziato la cabina ENEL che sta nei sotterranei della tribunetta dell'ippodromo, hanno scavato un tunnel nel campo che, attraverso dei cavi collegati a questo "cuore elettrico", portano l'elettricità ai poli opposti dell'arena … Nella zona backstage hanno realizzato carichi e scarichi d'acqua per i camerini. Per agevolare i lavori di allestimento del palco
(fronte 46 metri, altezza 19[sic!]), e per eliminare polveroni nella zona che ospita gli artisti, sono stati portati quintali di ghiaia, poi disposti su un tessuto-non tessuto che protegge la terra sottostante e fa sì che non si creino pozze in caso di pioggia. Tutta la zona artisti è stata pavimentata con assi di legno e recintata; nel pomeriggio del concerto, i Radiohead alloggeranno in "container" appositamente creati (sono la fusione di due prefabbricati): spaziosi, frigobar, doccia e aria condizionata. Ce ne sono 25 [Sic!]. La zona del pubblico è sterminata. Il doppio, e forse anche di più, dello scorso anno, circondato dal villaggio di tensostrutture che ospiteranno bar, ristoranti (anche vegetariano e vegano), la cassa dei "token", i tagliandi che useranno al posto del denaro. Senza contare i "Truks" che alcuni sponsor porteranno , quando, dal 23 giugno prenderà il via il Firenze Rocks, il festival di Live Nation …"
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Fra le perle dell'articolo quelle dedicate all'ampia zona sottopalco destinata alle mamme in attesa e ai disabili. Non una parola sul fatto che questa nuova città nasce all'interno di un parco storico sottoposto a vincolo di tutela storico artistica e paesaggistica.
Non un dubbio sul fatto che un bene storico, artistico e ambientale, per di più indebolito da uno stato di sofferenza gravissimo dovuto ad una stagione calda e asciutta, possa sopportare un evento che attrarrà 50.000 spettatori.
Non una domanda sull'adeguatezza delle autorizzazioni per un'operazione di tipo urbanistico di queste dimensioni.
Né se sia eticamente ammissibile che una ampia porzione di parco pubblico venga sottratta all' uso pubblico e destinata a spettacoli a pagamento.
Tanto meno, si chiede il giornalista, se una città del Rock alle Cascine, a poche centinaia di metri da popolosi quartieri residenziali, non presenterà nella lunga estate di eventi qualche problema di inquinamento acustico ai danni di chi la sera desiderasse dormire o riposarsi in pace, e anche della fauna del parco.
Del resto ci sembra che queste domande non se le sia poste neanche il Sindaco, né l'assessore all'Ambiente, che sembra aver passato la delega dei giardini al collega al Patrimonio, né i presidenti del Q1 e del Q4, né il Soprintendente unico che risiede a palazzo Pitti, né il Prefetto.
Probabilmente saremo accusati di essere conservatori che guardano solo al passato, ma noi non siamo affatto contrari all'innovazione e al cambiamento. Ciò che si profila davanti ai nostri occhi però è altra cosa: vergognoso accaparramento di patrimonio pubblico in nome di operazioni di marketing, finta innovazione, barbarie.
Ai laudatori contemporanei delle "magnifiche sorti e progressive" consigliamo una visita nell'ex ippodromo delle Mulina dopo l'altrettanta magnificata e celebrata manifestazione di Art Flora dell'anno passato. Ecco cosa resta di quest'altro pezzo delle Cascine toccato dalle lungimiranti scelte della Giunta di Firenze.
L' attuale stato di abbandono dell'ex ippodromo delle Mulina
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mercoledì 7 giugno 2017

pasticci edilizi

CITTADINI AREA FIORENTINA
PASTICCI EDILIZI: SI DICE RESTAURO MA SI FA RISTRUTTURAZIONE
La clamorosa sentenza della Cassazione n.6873/2017 pubblicata lo scorso 14 febbraio e comparsa sulla stampa nei giorni scorsi, la quale, partendo da un caso fiorentino, ha stabilito che per il cambio di destinazione d'uso occorre il permesso di costruire, ha gettato nel panico proprietari di immobili e ordini professionali impegnati in decine di interventi di trasformazione edilizia, dall' ex tribunale di Piazza S. Firenze, alla Borsa Merci, alla ex Manifattura Tabacchi, ecc.
Eppure la ratio ispiratrice della sentenza è molto semplice: qualora si intervenga anche modestamente su un edificio, al fine di ottenere un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, con cambio di destinazione e/o incremento delle unità immobiliari, si configura un intervento di ristrutturazione edilizia e non di restauro.
La questione, per la Cassazione, non è senza conseguenze. Infatti, col Piano Strutturale e col Regolamento Urbanistico vigenti nel Comune di Firenze, gli interventi di restauro si possono realizzare con una semplice DIA (oggi SCIA), cioè con una dichiarazione unilaterale del progettista.
Una semplificazione assolutamente scorretta, secondo noi, degli interventi di restauro, di per sé complessi e che richiederebbero il controllo attento del Comune e la presentazione di una serie di elaborati storici (e talora artistici) per giustificare e consentire l'intervento stesso.
Ma ancora più improprio è far passare per interventi di restauro delle vere e proprie ristrutturazioni urbanistiche, peraltro soggette, oltre che all'autorizzazione del Comune, al versamento dei contributi previsti per legge.
Veniamo al caso in questione: la trasformazione in una multiproprietà super lusso del Palazzo Tornabuoni a Firenze. Costruito alla metà del XV secolo da Michelozzo, ristrutturato nel 1736 da Ferdinando Ruggieri, arricchito poi nel corso dell' Ottocento e dei primi del Novecento con interventi di arredo artistico, quali l'elegante copertura in ferro vetro realizzata per adibire il cortile a salone della Banca Commerciale, l'edificio è di rilevante interesse storico artistico, soggetto a vincolo e inserito in zona A del Comune di Firenze. Ebbene, con una serie di DIA succedutesi nel tempo (ben 18), si è proceduto alla modifica delle sue destinazioni d'uso privilegiando quelle commerciali e direzionali, e realizzando una serie di residence esclusivi.
Il processo penale sulla vicenda si era risolto nel 2014 con l'assoluzione dei nove imputati. Ma nell'autunno scorso la Cassazione aveva annullato il verdetto, imponendo di rifare l'appello per presunti abusi edilizi.
La Corte di Cassazione sostiene infatti che in questi casi l'opera non può essere spezzettata artificiosamente per consentire una serie infinita di DIA, ma va considerata complessivamente e autorizzata con vero e proprio titolo abilitativo da parte del Comune.
Questa norma di buon senso, oltre che di rispetto della disciplina urbanistica generale, ha suscitato in particolare la reazione dell'Ordine degli Architetti, giunto ad invocare l'intervento dei parlamentari e del Governo per scongiurare il "blocco urbanistico". Appello prontamente raccolto dal Governo che ha predisposto un emendamento al testo unico dell'edilizia del 2001, pare per intervento diretto del ministro Luca Lotti. Con esso si stabilisce che il mutamento di destinazione d'uso di un immobile può essere consentito con pratica di restauro a condizione che sia compatibile con le funzioni previste dal Regolamento Urbanistico o dai piani attuativi. Ma allora forse fino ad ora tali mutamenti di destinazioni d'uso venivano fatti in barba al Regolamento Urbanistico o ai piani attuativi?
Gianantonio Stella sul Corriere della Sera dello scorso 3 giugno vedeva in Firenze e Venezia due città martiri e si chiedeva retoricamente se il turismo sia una risorsa economica o piuttosto la causa di incuria e di rovinoso disordine.
Al tempo stesso però il giornalista, nel compatire i sindaci delle due città alle prese con problemi più grandi di loro, dimenticava che sono essi stessi a non averli saputi arginare e talvolta ad averli colpevolmente incoraggiati.
PER CIO' CHE RIGUARDA FIRENZE E' CERTO CHE CONTINUANDO CON UNA POLITICA URBANISTICA DI SVENDITA E LAISSEZ FAIRE, CHE INCORAGGIA NEI FATTI UN TURISMO INVASIVO E DISTRUTTORE (AMPLIAMENTO AEROPORTO, MANO LIBERA ALLE GRANDI IMMOBILIARI E 'MANGIFICI' A RAFFICA), VALE POCO BAGNARE I SAGRATI DELLE CHIESE.
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lunedì 5 giugno 2017

Un angolo di Toscana da salvare




Casole D'Elsa e Radicondoli, 30 Maggio 2017


Buongiorno,

vi inviamo questo scritto con gentile preghiera di pubblicazione.
Vi segnaliamo inoltre che il nostro comitato ha realizzato un video in difesa del paesaggio toscano
di cui vi chiediamo gentilmente la massima diffusione.

Grazie, cordiali saluti e buon lavoro

Giovanna Limonta
Segretaria Comitato Difensori della Toscana
3391272195

per eventuali immagini potete prelevare liberamente dalla nostra pagina facebook:
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Casole D'Elsa e Radicondoli, un angolo di Toscana da tutelare… ma la Commissione Regionale non si riunisce.
Beffa? Paradosso? Ma per chi lavora la Regione Toscana?

A che gioco vuole giocare questa Regione Toscana che sulla carta sembra adottare misure di tutela ambientale all'avanguardia in Italia, ma che poi, al momento di attuarle nel concreto innesta la marcia indietro, cambia idea, voltando la schiena ai cittadini, ai propri elettori, tradendo le promesse fatte loro, tradendo anche lo spirito delle leggi in materia di tutela ambientale che si è voluta dare, per dare via libera ai pochi industriali che furbescamente hanno individuato negli incentivi concessi ai produttori di energia rinnovabile una gallina dalle uova d'oro?
Cosa dovrebbero pensare i cittadini riguardo l'effettiva volontà della Regione di ascoltarli, più volte espressa a parole anche dal suo presidente Enrico Rossi, ma tradita poi nella pratica?
I cittadini di Casole e Radicondoli hanno da tempo chiesto la tutela del loro prezioso territorio (vedi video). Fin dal 2008 Italia Nostra Siena richiedeva l'attivazione della procedura di apposizione di vincolo paesaggistico per il territorio rurale di Casole d'Elsa, richiesta che il 14 febbraio 2013 fu reiterata con più forza, sostenuta da 3000 firme di cittadini, dall'Associazione Casole Nostra, dal Comitato Difensori della Toscana, dal WWF Siena e da altre associazioni ambientaliste. Nel marzo 2014 il Consiglio Comunale di Casole d'Elsa chiedeva alla Regione con delibera, l'attivazione di tale procedura. Anche il FAI intervenne a sostegno di tale richiesta.
La Regione Toscana, dal 2008 ad oggi, ha continuato a "menare i cittadini per il naso" temporeggiando riguardo alla concessione dei vincoli, adducendo mille scuse e costringendoli a ricorrere a professionisti e spendere fior di quattrini per integrare con ulteriori documenti e mappe la domanda di vincolo paesaggistico presentata.
Intanto nel 2010 è arrivata la legge che ha liberalizzato lo sfruttamento geotermico ed il territorio di Casole d'Elsa e Radicondoli rischiava improvvisamente di diventare un unico grande distretto industriale.
Secondo i funzionari della Commissione Paesaggistica i vincoli paesaggistici mai (!) avrebbero potuto fermare un progetto di geotermia industriale, che i cittadini non si illudessero, la loro richiesta di tutela del paesaggio a nulla sarebbe servita …
Ed ecco il colpo di scena: il 15 Maggio 2017 la Regione Toscana pubblica le linee guida che tutti i comuni dovranno utilizzare per indicare alla regione le aree ritenute non idonee alla geotermia industriale. Fra gli strumenti "tecnici" da utilizzare ci sono proprio i vincoli paesaggistici: vale a dire che le aree a vincolo paesaggistico possono essere considerate non idonee allo sfruttamento geotermico.
Ma come??!! E Casole?... E la domanda di vincolo presentata nel 2008!!!??? Sono passati quasi dieci anni! E' dal 29 Settembre 2015 (!!!) che la commissione paesaggio alla Regione non si è più riunita per esaminare la pratica.
Ora i cittadini forse hanno capito il motivo di tutto ciò: era prevedibile che prima o poi la Regione si sarebbe dovuta adeguare al Decreto Ministeriale del 10-09-2010 che inseriva le aree a vincolo paesaggistico fra quelle ritenute non idonee per l'insediamento di centrali e forse gli accordi fra la Regione e gli industriali non contemplavano che il territorio di Casole venisse "risparmiato". Era forse meglio evitare che la domanda di vincolo facesse il suo corso?
È triste poter sospettare che la propria Regione, i cui rappresentanti vengono eletti dai cittadini e che dovrebbe difenderne gli interessi, possa per assurdo operare per favorire i pingui guadagni che un gruppuscolo di astuti industriali riesce a ottenere dalle tasche di noi cittadini grazie a leggi di dubbia equità. Alla faccia della democrazia...

giovedì 25 maggio 2017

Porcherie fluviali

CITTADINI AREA FIORENTINA
PORCHERIE FLUVIALI
(secondo episodio)
Sono passati 7 mesi dalla controversa ricostruzione del Lungarno Torrigiani – quello con la 'pancia' - dopo il crollo che un anno fa aveva aperto una voragine davanti agli Uffizi. Eppure la strada di cantiere costruita sul fiume in quell'occasione non è stata ancora demolita (con il consenso dell'Autorità idraulica?) Né sappiamo se i costi di demolizione a tutt'oggi risparmiati (da chi ?) fossero compresi nel preventivo dell'opera o se il suo completamento, con relativo collaudo, non comprendesse (e perché mai ?) la demolizione di quella strada.
Ricordiamo a scanso di equivoci che:
  • la pista a valle del Ponte alle Grazie è il prolungamento di un percorso sul greto che inizia all'altezza dell'ex 'Fabbrica dell'acqua' sotto Piazza Poggi
  • che questa strada di cantiere è già stata investita da una pericolosa piena 2 giorni dopo l'inaugurazione del Lungarno
  • che essa è costituita da materiale incoerente nel tratto più stretto del fiume e a ridosso delle basse arcate del Ponte Vecchio.
  • che, in quanto opera provvisionale non collaudata è da escludere un suo qualsiasi uso in concessione.
Intanto il Comune di Firenze e la Regione Toscana hanno firmato un accordo per adottare regole uniformi per concedere spazi sul greto dell'Arno a fini ricreativi e culturali nella zona del Ponte S. Niccolò, presso il Lungarno del Tempio, nella zona a sinistra dello sbocco dell'Affrico e sotto Piazza Poggi.
Va benissimo voler recuperare per quanto possibile il grande spazio urbano e naturale dell'Arno che i fiorentini stanno riscoprendo. Va benissimo l'utilizzazione del greto e delle acque per installazioni artistiche provvisorie o per eventi culturali. Ma il tutto, secondo noi, dovrebbe essere preceduto da una coerente pianificazione urbanistica che definisca un'area e ne regoli le funzioni in vista della costituzione di un vero Parco fluviale. Tale recupero – sull'esempio di noti e virtuosi esempi europei - dovrebbe comprendere anche una complessiva riconversione dell'uso dei Lungarni e una potente rinaturalizzazione delle rive e delle acque del fiume nel territorio comunale.
La quantità di progetti, mostre, convegni e pubblicazioni accumulatesi sull'argomento nel corso del tempo appare peraltro pletorica e contrasta con la modestia delle realizzazioni. Da più di due decenni infatti
- la politica del Comune, si muove sostanzialmente in direzione opposta: quella del mero sfruttamento commerciale di questi spazi.
Invece molto ci sarebbe da fare per la sicurezza del bacino dell'Arno, visto che il rischio di alluvione permane. Lo dice il Comitato Scientifico internazionale (ITCS), costituito da 6 esperti di alcune università, tre italiane e tre internazionali il quale, interpellato dal Comitato di Coordinamento Firenze 2016 in occasione del 50° anniversario dell'alluvione del 1966, "sottolinea il significativo rischio di inondazione che permane e l'esiguità delle azioni che sono state realizzate per contrastare la minaccia di un catastrofico evento alluvionale"
In pratica, dicono questi esperti, non si tratta di sapere se un altro evento simile si verificherà, ma quando si verificherà.
C'è tanto da fare secondo noi anche per la pulizia delle acque, la seconda delle condizioni per poter parlare di fruizione dell'Arno prima ancora che di Parco fluviale. Ciò non può che passare dal riordino dei collettori in città oltre che dalla depurazione delle emissioni.
Limitandoci all'oggi poniamo al Sindaco, che tanto si spese per la più rapida riparazione del Lungarno (qualcuno lo ritiene un poco onorevole rabbercio) , alcune semplici domande:
  • PERCHE' LA STRADA DI CANTIERE NON E' STATA ANCORA SMANTELLATA ?
  • QUALI GARANZIE E QUALI PROGRAMMI SONO STATI PRESENTATI DALLA SOCIETA' PUBLIACQUA PER LA MESSA IN SICUREZZA E LA MANUTENZIONE DELLA RETE IDRICA DELLA CITTA' (PARTICOLARMENTE IN QUEL TRATTO CENTRALE) E PER NON FAR RICADERE SUI CITTADINI I DANNI DI EVENTUALI INSUFFICIENTI MANUTENZIONI O GESTIONI RIVERSANDONE POI I COSTI NELLE BOLLETTE ?
  • QUALI AZIONI SONO STATE INTRAPRESE O INTENDE INTRAPRENDERE NEI CONFRONTI DELLE AUTORITA' COMPETENTI PER CONTRASTARE ' LA MINACCIA DEL PROSSIMO CATASTROFICO EVENTO ALLUVIONALE' E PER SUPERARE ' L'ESIGUITA' DELLE AZIONI POSTE IN ESSERE' ?
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mercoledì 24 maggio 2017

COMUNICATO STAMPA Rete dei Comitati: Incontro con Unesco ICOMOS



Martedì 23 maggio al Visitor Centre di piazza della Stazione si è svolto un incontro tra due esperti di ICOMOS Internazionale e del Centro del Patrimonio Mondiale Unesco, invitati dalle autorità nazionali e in accordo con il Comune di Firenze.

Tema dell’incontro l’esame delle politiche svolte dal Comune relativamente al centro storico di Firenze e l’impatto dei progetti infrastrutturali in corso di realizzazione o progettati.

Hanno partecipato all’incontro molti dei comitati fiorentini aderenti alla Rete dei comitati per la difesa del territorio: “Piazza Brunelleschi”, “Oltrarnofuturo”, “Ma noi quando si dorme”, “No Tunnel TAV”.

Partendo da diversi punti di vista ed esperienze, le associazioni e i comitati hanno sottolineato l’inadeguatezza delle politiche del Comune a tutela del patrimonio mondiale fiorentino, l’impatto negativo di un turismo che sta modificando i connotati sociali della città, la vendita sul mercato e a destinazione di alberghi di lusso o simili di palazzi storici e complessi in disuso che potrebbero avere destinazioni molto più interessanti per l’economia e la qualità di vita della città.

È stato sottolineato, dal comitato No Tunnel TAV, l’impatto negativo su Firenze da parte del sottoattraversamento, sul Patrimonio Unesco per la stabilità della Fortezza da Basso e di altri monumenti.

È stato importante l’intervento del Laboratorio perUnaltracittà che ha condensato in un sintetico, ma completo documento i problemi condivisi da tutti.

I partecipanti all’incontro, hanno lasciato documenti e memorie scritte che meglio spiegano le minacce al patrimonio fiorentino, auspicando un’inversione nelle politiche del Comune, pena l’inserimento di Firenze nella lista dei siti messi sotto osservazione per una possibile cancellazione dal patrimonio mondiale.

Rete dei Comitati per la Difesa del Territorio

sabato 20 maggio 2017

Aggiornamento da Ciampino

CRIAAC - COMITATO PER LA RIDUZIONE DELL'IMPATTO AMBIENTALE DELL'AEROPORTO DI CIAMPINO

Comunicato Stampa

20 Maggio 2017

Aeroporto di Ciampino, Il ministro Delrio promuove investimenti e sviluppo ignorando che lo scalo opera fuori dai limiti di legge.

Il ministro Delrio nella conferenza stampa che si è tenuta giovedì mattina al ministero dei trasporti, ha presentato il resoconto sull'andamento degli investimenti nel settore aeronautico e il loro sviluppo per il quinquennio 2017-2021.
In questo contesto il  Ministro ha dichiarato che per lo sviluppo dell'aeroporto di Ciampino nel periodo 2017-2021 è prevista una spesa per investimenti di oltre 41 milioni di euro. Questi investimenti consentiranno uno sviluppo dell'infrastruttura aeroportuale che garantirà all'aeroporto di Ciampino per il 2021 un traffico di 5,5 milioni di passeggeri. Il signor Ministro forse non è informato che a Ciampino c'è già oggi un traffico di queste dimensioni e che, proprio per questo, l'aeroporto opera fuori dai limiti di legge. Infatti, da un decennio le centraline di Arpa Lazio denunciano un rumore fuorilegge prodotto dal traffico aereo e un inquinamento dell'aria che colloca Ciampino e i territori circostanti di Roma e Marino tra le aree più letali del Lazio. Per queste ragioni, unite alla procedura d'infrazione UE e alle 1700 denunce presentate alla Magistratura dai cittadini, sono attualmente in corso per l'aeroporto di Ciampino le procedure di valutazione ambientale (VIA e VAS) e la procedura di valutazione del Piano antirumore  presentato da AdR. Queste tre procedure, in corso presso il ministero dell'ambiente, al contrario di quanto dichiarato da Delrio, prevedono invece per il 2021 una consistente riduzione del numero di voli e del numero di passeggeri a Ciampino. 
Inoltre le proposte AdR circa la riduzione del numero dei voli sono già state considerate insufficienti dai cittadini e dalle agenzie ambientali. 
A quanto pare, le decisioni vengono prese intorno ad altri tavoli, dove le stesse istituzioni non contano nulla, dove la voce e le scelte dei cittadini non hanno alcun peso e dove il rispetto delle Norme è una variabile che può essere messa in discussione, a danno della salute dei cittadini.

twitter: Comitato Ciampino@CiampinoCRIAAC
facebook: Comitato aeroporto di Ciampino

Perchè la sindaco di Alessandria vince il Premio Attila? E perchè sarebbe rieletta.

Premio Attila Alessandria 2016

Ad imperitura memoria dei nostri figli peggiori

Alla personalità che si è particolarmente distinta a danno dell’ambiente e della salute, una giuria sul serio popolare, composta da 429 votanti in 9 assemblee in provincia,

ha attribuito a
Maria Rita Rossa
la più alta onorificenza ambientalista della provincia di Alessandria.

Rita Rossa, nella duplice veste di sindaco di Alessandria e presidente della Provincia, vince con 213 voti. Al secondo posto con 96 preferenze: Ettore Pagani ?direttore generale Consorzio COCIV TavTerzo Valico. Al terzo, con 69, Stephan Schmidheiny amministratore delegato Eternit. Quarto con 36 voti: Angelo Riccoboni amministratore delegato Riccoboni. Seguono a pari merito (3 preferenze): Luca Amoroso direttore raffineria Eni Sannazzaro de’ Burgondi che scoppia con frequenza allucinante, Gianluca Bordone sindaco di Tortona, Rocchino Muliere sindaco di Novi Ligure, e altri con 1 voto.

La classifica del Sole24Ore l’ha relegata all’ultimo posto fra i sindaci italiani. Una giuria di 429 votanti le ha conferito quest’anno la più bassa onorificenza ambientale, sulla scia di Marcellino Gavio e Fabrizio Palenzona, e battendo concorrenti del calibro di Stephan Schmidheiny. I Comitati hanno chiamato migliaia di cittadini in piazza per contestarle la rielezione. Eppure i sondaggi danno Rita Rossa vincitrice.

Clicca qui la pergamena: perché ha vinto il Premio e perché sarebbe rieletta.
Clicca qui Ansa "Danni all'ambiente, premio 'Attila' a sindaca di Alessandria"

A un anno dalla morte di Luigi Mara. I compagni del Centro per la Salute Giulio A. Maccacaro di Castellanza ricordano il suo straordinario contributo ai movimenti di lotta per la salute e l’ambiente. Clicca quiClicca qui un ricordo di Luigi Mara e Giulio Maccacaro, breve stralcio tratto dal libro “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”.
Riccardo Antonini licenziato per aver detto la verità sulla strage ferroviaria di Viareggio. Ma non finisce qui: clicca l’Associazione dei Familiari delle vittime.
Ancora liberi i manager condannati per il rogo Thyssenkrupp. Persero la vita sette operai impegnati in quel turno di notte sulla linea 5 dell’acciaieria. Al divampare delle fiamme, frequenti su quell’impianto, erano intervenuti con gli estintori e i manicotti che però non funzionarono. L’azienda aveva deciso da tempo di tagliare sulle spese sulla prevenzione e sulla sicurezza: quello stabilimento doveva chiudere in vista della concentrazione di tutte le l’attività nella sede di Terni. (continua)
Ambiente delitto perfetto. Pene dimezzate all'equipaggio per la strage al porto di Genova. Per i 9 morti della torre piloti su cui si schiantò la carretta del mare Jolly Nero, priva di condizioni di sicurezza minime. Ennesima assoluzione di un amministratore delegato: il PM aveva chiesto 17 anni per l’AD della società armatrice Messina per aver dolosamente ignorato le ripetute avarie del motore e dei comandi. Vergogna: hanno gridato i parenti delle vittime.
Ambiente svenduto all'Ilva di Taranto. Un intervento di Alessandro Marescotti.
Morti e infortuni sul lavoro in aumento. Nel primo trimestre 2017 sono stati denunciati circa 161.100 infortuni (+5,9%), di cui 190 per incidenti mortali (+ 8%).
Una strage. Già 330 morti e 3.765 malati nell'esercito per l'uranio impoverito. Si aggiungono le mille vittime per l’amianto sugli elicotteri e le navi. Ma la magistratura e gli enti di controllo non possono intervenire negli “affari” delle forze armate. Manca una legge che tuteli la salute dei soldati.
Tavolo popolare permanente in Puglia per un acquedotto pubblico e partecipato. Per proseguire in un percorso rivendicativo aperto, inclusivo e costruito dal basso. Clicca qui il Comitato pugliese "Acqua Bene Comune".
A Cosenza tre giorni di discussione sul movimento del '77. Una riflessione tratta dal libro “L’avventurosa storia del giornalismo di Lino Balza”: non vi è traccia nella pubblicistica operaia di quegli anni del Movimento ’77, che nella rappresentazione mediatica degli scontri di piazza appariva simile alle brigate rosse (continua)
Dal 17 aprile più di 1.800 prigionieri politici palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a oltranza. Per numero di partecipanti e durata, non ha eguali nella storia. Le rivendicazioni, che si inseriscono all’interno della lotta del popolo palestinese per la fine dell’occupazione israeliana, sono: - Abolizione della detenzione amministrativa. - Abolizione di tutte le forme di tortura, compreso l’isolamento. - Fine dell'imprigionamento dei bambini e delle donne. - Diritto di ricevere visite dei parenti, all’assistenza sanitaria, allo studio, etc.- Rispetto delle leggi e delle convenzioni internazionali sui diritti umani dei prigionieri all'interno delle carceri.
Il fallimento della legge "Dopo di noi". Le famiglie dei disabili sempre più sole.
Un italiano su quattro è a rischio povertà. 4,6 milioni di italiani in povertà assoluta: negli ultimi 10 anni è triplicata (dal 2,9% al 7,6%). Il 25% della popolazione è a rischio di sprofondare nella povertà (8,6% in Europa) se non c’è intervento dello Stato.
Messaggio di pace e salute inviato a 17.256 destinatari da Barbara Tartaglione - Responsabile della sezione provinciale di Alessandria di Medicina democratica Movimento di Lotta per la Salute
Via Dante 86 - 15121 Alessandria Tel. 3382793381